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martedì 18 giugno 2013

ESTORSIONE: ACCUSATI, ASSOLTI E RISARCITI!





ROMOLO Falso, Annamaria Colavecchia e Sebastiano Di Meo dopo
essere stati assolti dalla pesante accusa di estorsione ora saranno anche
risarciti per l’ingiusta detenzione
che hanno patito. La Corte d’Appel -
lo di Roma ha infatti riconosciuto, attraverso un’or d inanza, il
risarcimento del
danno per ingiusta
detenzione. I giudici del Tribunale
hanno infatti riconosciuto 86mia euro: 30mila euro a Di
Meo, e 28mila agli
altri due. Il primo
ha avuto di più perchè ha trascorso più
giorni in carcere o
domiciliari.
I tre, difesi dagli
avvocati Enzo Biasillo e Pasquale
Cardillo Cupo,
vennero assolti nel
2011 assolti dal
collegio del tribunale di Latina, presieduto da Raffale
Toselli, con i giudici a latere Dentato e
De Robbio, dal reato di concorso continuato in estorsione. All’e si to
dell’istruttoria dibattimentale emerse che la versione
della presunta vittima faceva acqua da tutte le parti.
vittima era tutta un’altra realtà dei
fatti. Disse che aveva conosciuto
Romolo Falso per dei lavori che gli
aveva fatto in casa - disse all’uomo
che aveva bisogno di 1000 euro.
L’imputato gli disse che avrebbe
potuto farglieli avere attraverso una
finanziaria purché gli avesse dato i
suoi documenti. Dopo qualche tempo lo chiamò per telefono e la parte
offesa, andò a firmare un contratto di
finanziamento in un bar. Allorchè
Falso gli comunicò, dopo circa un
mesetto, che l’assegno era pronto,
egli si recò assieme ai tre imputati, lo
prese e lo pose all’incasso aprendo
un conto corrente a lui intestato. Da
quel momento Falso e la moglie gli
chiesero 14.860 euro in quanto ritenevano essere loro. Ciò fino al 5
giugno, quando la parte offesa, G.F..
prelevò in banca la somma per consegnarla ai tre: i carabinieri che
aveano organizzato un servizio, intervennero al momento della consegna ed arrestarono i tre. Questi hanno fornito una diversa versione in
particolare Di Meo aveva bisogno di
denaro liquido; non potendo stipulare un finanziamento si rivolse a
Falso, suo amico. Questi gli disse
che non poteva farlo ma gli promise
che avrebbe comunque trovato una
persona, cosa che è avvenuta. Secondo la versione degli imputati la
presunta vittima era ben consapevole dell’artefizio e l’accordo era che
comunque gli avrebbero riconosciuto un compenso, e la loro condotta
successiva era diretta ad ottenere
quello che ritenevano essere di loro
spettanza in base agli accordi con
G.F.. Dunque per il Collegio la parte
offesa, che era a conoscenza della
natura della finanziaria, è stata giudicata inattendibile, generica e contraddittoria. Il Collegio nella sentenza di assoluzione spiega «vuoi perché il narrato in dibattimento non è
credibile nè attendibile in quanto
inverosimile, non specifico e neanche riscontrato, vuoi pur dando credito alle denunce in atti, che vi
escludono la prova della antigiuridicità penale della condotta degli imputati, gli elementi costitutivi del
delitto ascritto non sono provati.
Dunque si impone l’a ss ol uz io ne
perché il fatto non sussiste».

DA LATINA OGGI DEL 18.6.13

PER L'INCIDENTE IN CUI PERSE LA VITA AMERICO CELSO, RINVIO A GIUDIZIO PER DUE INDAGATI!







DUE rinvii a giudizio e un
proscioglimento per la
morte di Americo Celso
16 anni di Santi Cosma e
Damano morto il 2 novembre su via delle Terme di
Suio mentre si trovava a
bordo del suo scooter. Ieri
davanti al giudice per le
udienze preliminari del tribunale di Latina Costantino De Robbio si è celebrata l’udienza per il rinvio a
giudizio a carico di tre
diupendenti della provincia di Latina del settore
viabilità: Angelica Vagnozzi, dirigente del servizio viabilità della provincia (difesa dall’av vo c a t o
Dino Lucchetti), Roberto
Chinappi, tecnico responsabile alla viabilità, e Ferdinando Conte, addetto alla sorveglianza delle strade provinciali (difesi dagli
avvocati Massimo Signore
e Pasquale Cardillo Cupo).
Il gup al termine della discussione ha rinviato a
giudizio questi ultimi
mentre la posizione della
dirigente è stata dichiarata
prosciolta. Secondo l’ac -
cusa le cause dell’inciden -
te sarebbero da cercare
nella scarsa manutenzione
dell’asfalto. Lo scooter del
16enne sarebbe slittato
perchè nella corsa le gomme urtarono degli avvallamenti. Nella caduta il ragazzo andò a sbattere contro un’auto, una Nissan,
che proveniva in senso di
marcia contrario. La posizione del conducente, un
maresciallo dell’ae reonautica, A.C. 39enne di
Castelforte, pare che sia
stata archiviata.
La famiglia della giovane
vittima si è costituita parte
civile nel processo attraverso l’avvocato Gianluca
Di Matteo.

Da LATINA OGGI DEL 18.6.13

mercoledì 10 aprile 2013

OMICIDIO PANDOLFO, LA SENTENZA: DICIOTTO ANNI A MIRKO PASCALE, NON RICONOSCIUTA LA PREMETIDAZIONE





È stato condannato a 18 anni
Mirko Pascale accusato di avere ucciso a colpi di pistola Fiore
Pandolfo 30 anni di Santi Cosma e Damiano la sera del 18
febbraio del 2012 in via Vellota. Il 24enne della frazione di
Suio del Comune di Castelforte, attraverso il suo legale di
fiducia, l’avvocato Pasquale
Cardillo Cupo, ha scelto di essere processato col rito abbreviato secco che gli ha permesso
di vedersi ridurre di un terzo la
pena. Dunque dalla condanna
all’ergastolo la pubblica accusa
sostenuta dal pm Marco Giancristofaro aveva chiesto al termine della requisitoria la condanna a 30 anni di reclusione. Il
giudice per le udienze preliminari Nicola Iansiti ha inoltre
accolto la tesi della difesa e
quindi non ha riconosciuto
l’aggravante della premeditazione. Quindi creduto al fatto
che il 24enne da oltre una settimana andava in giro con la
pistola in tasca, una calibro 40
Smith e Wesson, legalmente
detenuta per uso sportivo, perchè aveva paura della vittima. Il
Pascale confessò sin da subito
di essere stato lui ad uccidere il
30enne. E in sede di interrogatorio di convalida dichiarò al
gip Guido Marcelli il motivo
per cui quella sera aveva con sè
la pistola. Disse che aveva paura perchè aveva ricevuto dalla
stessa vittima delle minacce.
Dichiarò al giudice di essere
stato vittima di un’aggressione.
La famiglia di Pandolfo si è
costituita parte civile nel processo, attraverso gli avvocati
Alfredo D’Onofrio e Gianfranco Testa, Margherita Buffolino. Otto le parti civili, tra cui
due minori (i figli di 7 e 4 anni
della vittima) alle è stata riconosciuta una provvisionale di
150mila euro.
«Siamo indignati di questa
Italia dove non esiste una pena
certa dove gli assassini per un
omicidio di tale efferatezza
prendono meno anni di una
persona che spaccia o che va a
rubare un chilo di arance - ha
dichiarato la sorella della vittima a nome di tutta la famiglia
Pandolfo -. Ci vergogniamo di
essere italiani. A noi oggi non è
stata fatta nessuna giustizia. E’
stato scaricato un caricatore
contro un padre di famiglia
Lui stesso ha dichiarato di andare in giro da una settimana in
giro con l’arma, perlopiù arma
ad uso sportivo con due caricatori è stato ritrovato e viene tolta l’a g g r ava n t e
della premeditazione. Una pistola con la
quale non si poteva andare in
giro. Oltretutto
la difesa ha
chiesto che
l’imputato venisse assolto
per omicidio
colposo...». Resta da vedere a
questo punto se
l’accusa una
volta depositate
le motivazioni
deciderà di presentare ricorso
per vedere riconosciuta l’ag -
gravante della premeditazione.
DA LATINA OGGI DEL 10.4.13

martedì 9 aprile 2013

OMICIDIO PANDOLFO: OGGI IL PROCESSO








SARÀ processato col
rito abbreviato con
l’accusa di omicidio
volontario con l’a ggravante della premeditazione il 24enne
Mirko Pascale di Suio,
reo confesso dell’as -
sassinio del 30enne
Fiore Pandolfo.
L’udienza si terrà questa mattina di il collegio della Corte d’Assi -
se di Latina. Il quadro
giudiziario forse non
ancora completo e che
gli avvocati Alfredo
D’Onofrio e Gianfranco Testa, per le parti
civili, potrebbero chiedere di ampliare nelle
aggravanti durante la
fase istruttoria. Tra
queste, infatti, al momento non compaiono
i futili motivi. Un punto, di fatto, che appare
a vantaggio della difesa considerato che
l’avvocato Pasquale
Cardillo Cupo più volte ha sostenuto come
l’omicidio sia avvenuto per la paura a seguito di una precedente
aggressione fisica che
sarebbe stata subita
proprio da parte di
Fiore Pandolfo. Tesi
peraltro ribadita anche
il 22 febbraio di un
anno fa quando il
24enne fu ascoltato
dal Gip Guido Marcelli in sede di convalida.
L’omicidio avvenne la
sera di sabato 18 febbraio del 2012 in via
Vellota nel territorio di
Santi Cosma e Damiano.
DA LATINA OGGI DEL 9.4.13

domenica 24 marzo 2013

OPERAZIONE CARONTE: SCARCERATO FABIO BUONAMANO!






FABIO Buonamano 24enne
finito in carcere nell’ambito
dell’operazione dei carabinieri
antidroga denominata «Caronte» è stato scarcerato. Questga
la decisione del
giudice del Tribunale del Riesame di Roma
in seguito
all’appello presentato dal difensore, l’a vvocato Pasquale Cardillo
Cupo, avverso
l’ordinanza di
c a r c e ra z i o n e
firmata dal gip
di Latina, Costantino De
Robbio, su richiesta del sostituto procuratore Marco
G i a n c r i s t o fa r o .
A dare il via
all’ope razione
Caronte furono
le denunce di
alcuni insegnanti di diversi istituti scolastici di Formia. I
professori avevano notato degli atteggiamenti «strani» da
aprte degli allievi ed avevano
chiesto quindi l’intervento delle forze dell’ordine. Decisiva
nelle indagini, partite nel marzo del 2010, è stata la collaborazione di uno degli studenti. Il
giovane consumatore raccontò
di aver subito minacce di morte continue da parte di uno
degli arrestati. L’inchiesta vede indagate, oltre i cinque arrestati, altre venti persone. A
dare forte impulso inoltre, l’ar -
resto, sempre nel 2010, del
meccanico navale Massimo
Cannavacciuolo, sorpreso ad
attraccare sul Garigliano a bordo di un gozzo con un chilo di
hascisc proveniente da Mondragone dove gli era stato consegnato da un altro arrestato: il
41enne Gildo Russo.
Da ieri dunque Buonamano è
tornato libero e attende gli sviluppi giudiziari. L’inchiesta è
stata dichiarata chiusa dal pm e
nei prossimi giorni sarà fissata
l’udienza preliminare per il
rinvio a giudizio.
A finire in manette nell’am -
bito della stessa operazione:
Carlo De Rosa, 42enne di Sant'Agata dei Goti (Benevento)
ma residente in corso Vittorio
Emanuele a Minturno, Roberto Laudo, 37enne di Ariano
Irpino.
DA LATINA OGGI DEL 24.3.13

venerdì 15 marzo 2013

OMICIDIO PANDOLFO: IL 9 APRILE AL VIA IL PROCESSO IN ASSISE, PER L'ACCUSA FU OMICIDIO VOLONTARIO!




AV RÀ inizio il prossimo 9
aprile presso la Corte d’Assise
di Latina il processo a carico
dell’oggi 24enne Mirko Pascale, aspirante agente di Polizia
Penitenziaria di Suio, reo confesso dell’omicidio del 30enne
Fiore Pandolfo, ucciso con dodici colpi di pistola nella tarda
serata del 18 febbraio di un
anno fa in via Vellota a San
Cosma e Damiano. Così il gip
Guido Marcelli che già aveva
accolto la richiesta di giudizio
immediato formulato dal sostituto procuratore Daria Monsurrò. A difendere il 23enne
Pascale l’avvocato Pasquale
Cardillo Cupo mentre per i parenti della vittima come parti
civili, gli avvocati Gianfranco
Testa e Alfredo D’Onofrio. Un
quadro accusatorio nei confronti del giovane di Suio piuttosto chiaro ma che un anno fa
era stato rimesso in discussione
allorquando l’avvocato Cardillo Cupo aveva paventato una
richiesta di modifica al Tribunale del Riesame poi ritirata. In
sostanza, e potrebbe essere la
futura strategia in Corte d’As -
sise, la difesa di Pascale avrebbe inteso sostenere che l’omi -
cidio sarebbe avvenuto non per
una ragazza contesa con il fratello minore della vittima ma
per la paura a seguito di una
precedente aggressione fisica
subita proprio da parte di Fiore
Pandolfo. Tutto ora passerà
all’esame della Corte d’Assise
che dovrà capire gli angoli
oscuri di quella notte in cui si è
consumato l’omicidio.
E’ di omicidio volontario con l’ag -
gravante della premeditazione e del
porto d’arma l’accusa che il sostituto procuratore Daria Monsurrò ha
formulato, accolta dal Gip, contro il
24enne Mirko Pascale di Suio, reo
confesso dell’omicidio del 30enne
Fiore Pandolfo, e che il prossimo 9
aprile comparirà di fronte
la Corte d’Assise di Latina.
Un quadro giudiziario forse non ancora completo e
che gli avvocati Alfredo
D’Onofrio e Gianfranco
Testa, per le parti civili,
potrebbero chiedere di ampliare nelle aggravanti durante la fase istruttoria. Tra
queste, infatti, al momento
non compaiono i futili motivi. Un punto, di fatto, che
appare a vantaggio della
difesa considerato che
l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo più volte ha sostenuto come l’o mici dio
sia avvenuto per la paura a
seguito di una precedente aggressione fisica che sarebbe stata subita

proprio da parte di Fiore Pandolfo.
Tesi peraltro ribadita anche il 22
febbraio di un anno fa quando il
24enne fu ascoltato dal Gip Guido
Marcelli in sede di convalida: “Da
tempo mi sentivo oppresso, nel mirino, un bersaglio. Ora per favore
non fatemi uscire dal carcere perché
qui mi sento sicuro, fuori non lo
so….", questa in sintesi la sua dichiarazione. Che però si scontra con
le aggravanti formulate dalla Procura la quale ritiene che Pascale, la sera
di sabato 18 febbraio di un anno fa,
sia uscito dalla propria abitazione
con la ferma intenzione di uccidere.
A riprova l’aver portato con sé la
pistola calibro 40 Smith e Wesson,
legalmente detenuta, con cui poi
massacrò Fiore Pandolfo in via Vellota. Appreso della fissazione
d’udienza la difesa di Pascale per
ora mantiene il silenzio. Resta, sarà
determinante comprenderlo, il ruolo
del minorenne in auto con il 24enne
omicida al momento del delitto, su
di lui è ancora aperta un’indagine
della Procura, e anche prima quando
i due si recarono presso il capannone
dove Fiore Pandolfo, insieme al fratello Lucio, allestiva il carro allegorico per l’edizione 2012 del Carnevale Campagnolo. Non trovando il
presunto rivale in amore, Pascale da
tempo non tollerava l’interessamen -
to per una 23enne del posto anche da
parte del fratello della vittima, si
allontanò a bordo della sua Fiat 500,
seguito dalla Audi A3 di Pandolfo in
apprensione per il fratello. E in via
Vellota le auto si fermano secondo
modalità mai del tutto chiarite. E poi
l’omicidio. Pandolfo scende dalla
propria auto e va verso quella dell'aspirante guardia penitenziaria. Apre
la portiera ma Pascale istantaneamente raccogli la pistola nel cruscotto e ancora da seduto lo fulmina
scaricandogli addosso l'intero caricatore dell'arma . «Mirko ma che hai
fatto! Portami ora a casa», aveva
raccontato di aver detto immediatamente dopo il delitto il minorenne,
assistito dall’avvocato Biasillo, ai
carabinieri. Pascale si costituì
un’ora dopo.
DA LATINA OGGI DEL 14 E 15 MARZO 2013