LA conferenza dei sindaci dell’Ato 4 sul servizio idrico integrato ha approvato ieri a maggioranza tutti i punti all’or -
dine del giorno. E, in specie, la modifica della convenzione di gestione che lega i Comuni dell’Ato4 ad Acqualatina nel
senso che d’ora in poi quanto deciso dalla conferenza non dovrà necessariamente essere ratificato dai consigli comunali
per essere efficace (come invece avevano sostenuto tutte le sentenza sul punto emesse in questi anni). D’ora in poi dunque
ciò che decide la conferenza dei sindaci sarà sottoscritto dal presidente (attualmente è Armando Cusani) e poi sarà
esecutivo. L’assemblea ha inoltre ratificato l’esito del referendum ma non ne ha recepito alcunché, neppure la parte
relativa al quesito che prevedeva la decurtazione della remunerazione del 7% del capitale ancora a beneficio del gestore
privato. Nel dibattito è entrato prepotentemente i contenzioso in essere tra Acqualatina e i Consorzi di bonifica ma non è
stata trovata alcuna soluzione, a parte la proposta del sindaco di Nettuno di arrivare ad abolire quegli enti ormai «inutili e
costosi». Per quanto l’appuntamento sia stato, alla fine, proficuo per l’Ato4 e anche per Acqualatina spa, presente al
gran completo con il presidente e lo staff direttivo in platea e mezzo cda in aula, in realtà gli interventi dei sindaci sono stati
in larga misura critici con la gestione. Per il sindaco di Nettuno gli investimenti hanno finora penalizzato i Comuni romani;
il sindaco di Castelforte si è dimesso dall’Ufficio di presidenza perché non gli hanno aggiustato la rete fognaria al
centro del suo paese; il sindaco di Aprilia se ne è andato perché non aveva avuto i documenti da approvare in tempo utile per capirne il contenuto; il commissario prefettizio di Minturno si è astenuto; il sindaco di Cori ha detto che in quell’aula
stavano bellamente aggirando la volontà di 7 milioni di italiani contenuta nell’esito referendario; e persino il sindaco di
Formia ha avuto da ridire sulla organizzazione dei lavori che precedono la conferenza dei sindaci invitando Cusani a impegnarsi di più con incontri preparatori che evitino la cantilena delle lamentele. Solo che poi... è stato approvato tutto e
adesso i sindaci (tutti) dovranno eseguire l’esito del voto della conferenza. A margine della quale si sono consumate un
paio di vicende più politiche che direttamente connesse con il servizio idrico integrato. La prima riguarda la frattura abbastanza vistosa, ma non insanabile, tra Udc e Pdl viste le critiche non velate sia del sindaco di Formia che di quello di
Castelforte, arrivato alle dimissioni in aperta contestazione delle scelte sulla manutenzione straordinaria. La seconda è inerente i rapporti tra Ato e Regione Lazio; infatti il responsabile della Segreteria Tecnica Operativa, Giovannetti, nella sua
relazione allegata agli atti è arrivato a chiedere alla giunta regionale in carica di «archiviare» l’esito dell’inchiesta amministrativa fatta nel 2008 sul servizio idrico di Latina. Inchiesta conclusa con una delibera di giunta che contestava 27 punti di difformità al contratto di gestione che erano palesemente in danno dei Comuni e dei cittadini ma a
vantaggio del gestore. Il capo della Segreteria tecnica ha detto che le parti della convenzione oggetto di contestazione
da parte della Regi o n e « n o n hanno avuto nessuna significativa applicazione né prodo t t o a l c u n
vantaggio per la società di gestione » ma «...tutto è stato determinato da un persistente atteggiamento della stampa locale che ha determinato un clima di sfiducia verso le istituzioni e in particolare verso l’Ato». Dunque se i cittadini
protestano per il servizio idrico e di depurazione e se il contratto che lega l’Ato ad Acqualatina viene considerato
vessatorio dalla Regione Lazio, la colpa è solo della stampa.
Niente di più.
Da LATINA OGGI DEL 12.11.11
NDR: Dal resoconto di stampa non si ha notizia dell’atteggiamento avuto in sede di voto dal rappresentante dell’amministrazione di Santi Cosma e Damiano, se ne deduce che abbia votato a favore, ignorando quantomeno la volontà dell’elettorato sancosimese che in occasione del referendum del giugno scorso si è espresso chiaramente, al di là di ogni ragionevole dubbio, contro la privatizzazione dell’acqua. Duole, per di più, che tale decisione non sia stata espressa in quella sede dal Sindaco pro tempore, ma, a quanto si è appreso, dal capo gabinetto, avvocato Taglialatela, nella circostanza, delegato del Sindaco Di Siena (mdc).
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domenica 13 novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
LEGAMBIENTE DA I VOTI AI NOSTRI TERRITORI: a Santi Cosma e Damiano la maglia nera del Sud pontino
MANCANO ormai solo alcune settimane per la pubblicazione del rapporto annuale sul dissesto idrogeologico laziale per il 2011 stilato da Legambiente. E ancora
meno, giorni, forse ore, per l’ondata di maltempo che, dopo aver messo in ginocchio il nord Italia, si sta spostando verso il sud. E i dati allarmanti riportati nel rapporto
dello scorso anno, che non dovrebbe scostarsi nei contenuti da quello del 2011, fanno riflettere. Infatti secondo Legambiente nel Lazio il 97 percento dei Comuni è a rischio idrogeologico.
Con livelli più o meno elevati di pericolosità. In particolare nel
sudpontino la situazione, pur non essendo tra le peggiori, rimane di assoluta allerta. Sia in virtù della conformazione geofisica del territorio, spesso ai piedi di montagne
e nei pressi di numerosi torrenti, e sia per il diffuso abusivismo.
«Nel Lazio - ha infatti dichiarato la presidente regionale di Legambiente Cristiana
Avenali - i numeri del rischio frane ed esondazioni continuano a preoccupare,
ma il buon sistema di protezione civile di molti Comuni può rappresentare la chiave per evitare problemi seri, puntando a de localizzare le strutture dalle aree pericolose
e a dotare tutti di efficaci piani di prevenzione». E secondo le stime relative al
2010, con tutta probabilità in via di riconferma quest’anno, le situazione più critiche nel nostro comprensorio riguardano Formia, Spigno e Santi Cosma e Damiano.
Ma andiamo per ordine. A Formia nella tabella di classificazione, il territorio comunale ha una valutazione di sicurezza di valore 3 su 10, cioè insufficiente, dove i Comuni meglio attrezzati per fronteggiare le emergenze idrogeologiche contano 7,5, cioè buono. Lo studio di Legambiente documenta la presenza di interi quartieri fortemente urbanizzati in aree a rischio idrogeologico, e inoltre la mancanza da parte del Comune di un adeguato piano per l’assetto idrogeologico per garantire sicurezza
e inibire attività rischiose. Anche se tuttavia è stato aggiornato tra il 2009 e il 2010 un piano di emergenza comunale. Nessuna attività di informazione e sensibilizzazione, nessun sistema di monitoraggio in caso di pericolo, nessuna manutenzione degli alvei
fluviali e nessuna esercitazione condotta. Discorso più o meno analogo sulla classificazione di insufficienza per Spigno Saturnia, di valore 3,5, dove però
le aree a rischio dissesto sono quelle ad alta concentrazione industriale. Tuttavia
la manutenzione alvei è un’attività condotta, contrariamente ad una corretta
informazione, monitoraggio, piani di emergenza e di assetto idrogeologico. Infine,
maglia nera nel sud pontino per il pericolo dissesto idrogeologico è santi Cosma e Damiano che si classifica ad appena 12 posti dall’ultima posizione. La valutazione
di sicurezza è pari a 2 e gravi pericoli incombono in aree urbanizzate per molte abitazioni. «Questa fragilità - ha concluso la Avenali - dovuta alla disattenzione
con la quale si costruiscono a ridosso degli argini dei fiumi insediamenti abitativi e produttivi, può causare tragedie».
Adriano Pagano
Da latina oggi del 10.11.11
meno, giorni, forse ore, per l’ondata di maltempo che, dopo aver messo in ginocchio il nord Italia, si sta spostando verso il sud. E i dati allarmanti riportati nel rapporto
dello scorso anno, che non dovrebbe scostarsi nei contenuti da quello del 2011, fanno riflettere. Infatti secondo Legambiente nel Lazio il 97 percento dei Comuni è a rischio idrogeologico.
Con livelli più o meno elevati di pericolosità. In particolare nel
sudpontino la situazione, pur non essendo tra le peggiori, rimane di assoluta allerta. Sia in virtù della conformazione geofisica del territorio, spesso ai piedi di montagne
e nei pressi di numerosi torrenti, e sia per il diffuso abusivismo.
«Nel Lazio - ha infatti dichiarato la presidente regionale di Legambiente Cristiana
Avenali - i numeri del rischio frane ed esondazioni continuano a preoccupare,
ma il buon sistema di protezione civile di molti Comuni può rappresentare la chiave per evitare problemi seri, puntando a de localizzare le strutture dalle aree pericolose
e a dotare tutti di efficaci piani di prevenzione». E secondo le stime relative al
2010, con tutta probabilità in via di riconferma quest’anno, le situazione più critiche nel nostro comprensorio riguardano Formia, Spigno e Santi Cosma e Damiano.
Ma andiamo per ordine. A Formia nella tabella di classificazione, il territorio comunale ha una valutazione di sicurezza di valore 3 su 10, cioè insufficiente, dove i Comuni meglio attrezzati per fronteggiare le emergenze idrogeologiche contano 7,5, cioè buono. Lo studio di Legambiente documenta la presenza di interi quartieri fortemente urbanizzati in aree a rischio idrogeologico, e inoltre la mancanza da parte del Comune di un adeguato piano per l’assetto idrogeologico per garantire sicurezza
e inibire attività rischiose. Anche se tuttavia è stato aggiornato tra il 2009 e il 2010 un piano di emergenza comunale. Nessuna attività di informazione e sensibilizzazione, nessun sistema di monitoraggio in caso di pericolo, nessuna manutenzione degli alvei
fluviali e nessuna esercitazione condotta. Discorso più o meno analogo sulla classificazione di insufficienza per Spigno Saturnia, di valore 3,5, dove però
le aree a rischio dissesto sono quelle ad alta concentrazione industriale. Tuttavia
la manutenzione alvei è un’attività condotta, contrariamente ad una corretta
informazione, monitoraggio, piani di emergenza e di assetto idrogeologico. Infine,
maglia nera nel sud pontino per il pericolo dissesto idrogeologico è santi Cosma e Damiano che si classifica ad appena 12 posti dall’ultima posizione. La valutazione
di sicurezza è pari a 2 e gravi pericoli incombono in aree urbanizzate per molte abitazioni. «Questa fragilità - ha concluso la Avenali - dovuta alla disattenzione
con la quale si costruiscono a ridosso degli argini dei fiumi insediamenti abitativi e produttivi, può causare tragedie».
Adriano Pagano
Da latina oggi del 10.11.11
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lunedì 3 ottobre 2011
PUBBLICATO IL RAPPORTO SULLA MAPPA DELLA CRIMINALITA' NELLA REGIONE LAZIO 2006-10
Presentata oggi la mappa del rischio criminalità 2006-2010 a Roma e nel Lazio. Il rapporto, messo a punto dall’Osservatorio regionale per la Legalità, è stato illustrato nel corso di una conferenza, presso la Sala Tevere della Giunta regionale, dalla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, con gli interventi dell’assessore regionale ai Rapporti con gli Enti Locali e Politiche per la sicurezza, Giuseppe Cangemi, e del presidente dell’Osservatorio regionale per la Legalità, Rosario Vitarelli. Si tratta di un lavoro complesso e dettagliato, unico nel panorama nazionale: per la prima volta si effettua una analisi comparata e approfondita dei reati relativi a cinque anni, dal 2006 al 2010. Il rapporto, un volume di 450 pagine, analizza il dato su base regionale e successivamente prende in considerazione le cinque province del territorio laziale riportando i dati su ciascuno dei 378 Comuni del Lazio, mettendo in questo modo a disposizione di tutte le amministrazioni locali della regione uno strumento efficace per comprendere meglio la propria realtà e consentendo loro di poter opportunamente interagire con le forze dell’ordine per arginare situazioni di degrado sociale, culturale ed urbano che costituiscono l’humus entro cui prolifica la piaga dell’illegalità. Il Rapporto è consultabile sul sito regione.lazio.it/osservatoriosicurezza. Il lavoro calcola l’‘indice di delittuosità’ o ‘tasso di criminalità’ delle singole realtà comunali dividendo il territorio in sei classi di rischio. Tale quoziente è il frutto del rapporto fra il numero dei delitti e l’ammontare della popolazione media degli abitanti e consente di rilevare il numero di reati commessi in un anno ogni 10mila abitanti. Roma, dove nel 2010 c’è stato un aumento di delitti rispetto all’anno precedente del 4,9% anche se rispetto al 2006 il totale dei reati è comunque in calo del 19,3%, è nella classe di rischio più alta, come anche molti centri del litorale fra i quali Ardea e Pomezia. Solo il territorio del Comune di Fiumicino registra un indice addirittura superiore a quello romano, a causa del ‘peso’ della presenza dell’aeroporto internazionale. Su base regionale, nell’ambito dei delitti contro la persona, si registra un calo degli omicidi volontari consumati nella nostra regione dal 2006 al 2010. Si passa, infatti, da un tasso di 0,09 omicidi ogni 10.000 abitanti allo 0,06. Gli altri tipici reati contro la persona - quali le lesioni dolose, le percosse, le ingiurie e le minacce - evidenziano un progressivo lieve aumento, nel quinquennio 2006-2010, a conferma di una tendenziale recrudescenza delle tensioni sociali e dei conflitti interpersonali. Più marcato risulta, invece, l’incremento delle denunce per violenza sessuale (0,83 casi ogni 10.000 abitanti nell’ultimo anno, a fronte dello 0,67 del 2006), con un dato in linea con una generalizzata tendenza nazionale, particolarmente rilevante nelle regioni del centro-nord Italia. Fra i delitti contro il patrimonio, si segnala, rispetto al dato iniziale del 2006, una drastica diminuzione dei furti che rimangono, comunque, la fattispecie di reato più ricorrente. Il dato è, in questa prospettiva, quanto mai eloquente: nel 2006 si sono registrate nel Lazio 217.946 denunce di furto (più di 403 ogni 10.000 abitanti) mentre nel 2010 le segnalazioni di questo reato sono state 165.764, con un vistoso calo di circa il 24%. Le denunce di furto nel 2010 hanno avuto un incremento in termini assoluti, rispetto al 2009, di circa il 9% (152.784 nel 2009 contro le 169.764 nel 2010); proprio l’aumento di questa specifica tipologia di reato determina, praticamente da solo, l’incremento dell’ammontare complessivo dei reati nel Lazio fra il 2009 e il 2010 (284.511 reati denunciati nel 2010 a fronte dei 274.384 reati complessivamente denunciati nel 2009). Per quanto riguarda le rapine, si registra un calo progressivo che, dal picco del 2007 (con 5.552 segnalazioni di reato in un anno, per una media di più di 15 casi ogni giorno nel Lazio), scendono a 3.450 denunce nel 2010. Inversione di tendenza nel dato relativo alle truffe e frodi informatiche che costituiscono, comunque, una fattispecie di grande incidenza nei nuovi orizzonti tecnologici della criminalità grazie all’intensa ed ancor più raffinata attività di prevenzione operata dalle forze dell’ordine (dalle quasi 10mila del 2009 a poco più di 8mila nel 2010). Per quanto riguarda il traffico di sostanze stupefacenti, nel 2010 si è registrato un calo nel quantitativo di droga sequestrato (pari a circa il 51% rispetto all’anno precedente), anche se l’ammontare di stupefacenti rinvenuti nel Lazio permane comunque notevole: nell’ultimo anno è stato sequestrato il 18,73% della cocaina sequestrata a livello nazionale, l’1,81% dell’eroina, il 3,18% dell’hashish, il 6,93% della marijuana e il 3,10% delle droghe sintetiche. Per quel che concerne infine le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso, di cui all’art. 416 bis c.p., rimane elevato per le organizzazioni mafiose il rischio infiltrazione nel Lazio e soprattutto a Roma, in particolare nel settore dell’edilizia, delle società finanziarie, del commercio, della ristorazione, dell’abbigliamento, dello smaltimento dei rifiuti, delle concessionarie di auto. Molteplici riscontri, d’altronde, portano a ravvisare, come è stato rilevato anche da altri autorevoli organismi istituzionali, un progressivo spostamento delle pratiche e degli interessi mafiosi ben oltre i confini del Mezzogiorno, con un coinvolgimento diretto anche del Lazio e di altre regioni del centro-nord Italia (in particolare Emilia Romagna, Lombardia, Liguria e Piemonte).
L’analisi delle denunce di reato registratesi nel quinquennio 2006-2010 in
provincia di Latina mostra un incremento delle denunce nel 2010 (23.819
segnalazioni) rispetto al dato del 2006 (21.637 denunce). Nel 2010 nella provincia
di Latina sono state presentate l’8,4% delle denunce del Lazio, con un significativo
aumento dell’incidenza percentuale delle segnalazioni di reato acquisite in questo
territorio sul totale regionale.
Per quanto riguarda le singole fattispecie delittuose, permane elevato il dato
relativo all’ammontare dei principali delitti contro la persona (lesioni, minacce,
ingiurie), dei delitti contro il patrimonio (furti, rapine, estorsioni, danneggiamenti).
I dati relativi ai tassi medi di criminalità riscontrati, nel periodo 2006-2010, in
provincia di Latina mostrano un’alta incidenza di denunce di reato, oltre che nel
capoluogo (circa 627 denunce l’anno ogni 10.000 abitanti), in alcuni comuni del
litorale pontino, fra cui Sabaudia (585), San Felice Circeo (651), Sperlonga (630) e
Formia (550), Santi Cosma e Damiano si colloca con 264,2, Castelforte con 226,4.
Per chi vuol saperne di più il documento integrale è:
http://www.regione.lazio.it/binary/rl_eell_sicurezza/tbl_contenuti/RAPPORTO_SICUREZZA.pdf
venerdì 12 agosto 2011
SPOSTAMENTO DEGLI AMBULATORI DA FORMIA A GAETA
Attivazione ambulatori specialistici sede di Gaeta
Si comunica che è in corso il trasferimento delle attività distrettuali attualmente garantite presso la sede distrettuale di Formia, via Caposele.
Tale programma prevede, come primo intervento, il trasferimento entro il 21.08.2011 delle attività ambulatoriali di medicina specialistica presso la nuova sede distrettuale di Gaeta sita al primo piano dell’Ospedale “Di Liegro”.
Sarà cura del personale di questa Struttura comunicare telefonicamente ai cittadini già prenotati presso la sede di Formia la variazione dell’ubicazione degli ambulatori, fermo restante giorno ed ora dell’effettuazione della prestazione prenotata.
Considerato che a volte non è possibile raggiungere telefonicamente gli utenti (per mancata o errata comunicazione all’ufficio prenotazione del recapito telefonico) si allega alla presente comunicazione un avviso per gli assistiti da affiggere nella propria sala d’attesa al fine di consentire una capillare informazione ai cittadini.
Si ringrazia per la collaborazione.
Il Responsabile U.O.C.
Servizi di Assistenza e di Prossimità
Dott. Antonio Fusco
(ndr: gli ambulatori interessati sono quelli di oculistica, endocrinologia, diagnostica vascolare, cardiologia –visita, ecg ed ecocardio-, geriatria, neurologia, ortopedia, terapia del dolore e dermatolgia; mentre non sono attualmente coinvolti quelli di odontoiatria e ortodonzia.
Non si riesce a comprendere della necessità del trasferimento a ridosso delle ferie del ferragosto, nel silenzio assordante della politica locale, con i sindaci allineati e coperti su questa scelta con la quale un bacino di utenza di circa cinquantamila persone viene scippato di un servizio, dislocato in maniera sempre più decentrata rispetto alla stragrande maggioranza degli utenti.
Sono loro, ancora una volta a pagare i costi sociali di tale scelta, non bisogna dimenticare che essa graverà sulle tasche dei singoli utilizzatori di un trasferimento aumentato di circa venti chilometri, per non parlare dei disagi dovuti alla dislocazione in una sede che non risulta essere l’ottimale in termini di un soddisfacimento da parte del servizio di trasporto pubblico.
Comprendiamo a fondo le necessità di razionalizzazione dei servizi in un momento di crisi in cui ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte; ma non comprendiamo il silenzio dei sindaci ai quali tali scelte andavano spiegate, in maniera che ne informassero i cittadini:
IL MODO E I TEMI DEL TRASFERIMENTO FANNO SOSPETTARE CHE TALE SCELTA ANCORA UNA VOLTA, GLI UNI E GLI ALTRI, LA DOVRANNO SUBIRE!!!!)
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