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venerdì 15 marzo 2013

OMICIDIO PANDOLFO: IL 9 APRILE AL VIA IL PROCESSO IN ASSISE, PER L'ACCUSA FU OMICIDIO VOLONTARIO!




AV RÀ inizio il prossimo 9
aprile presso la Corte d’Assise
di Latina il processo a carico
dell’oggi 24enne Mirko Pascale, aspirante agente di Polizia
Penitenziaria di Suio, reo confesso dell’omicidio del 30enne
Fiore Pandolfo, ucciso con dodici colpi di pistola nella tarda
serata del 18 febbraio di un
anno fa in via Vellota a San
Cosma e Damiano. Così il gip
Guido Marcelli che già aveva
accolto la richiesta di giudizio
immediato formulato dal sostituto procuratore Daria Monsurrò. A difendere il 23enne
Pascale l’avvocato Pasquale
Cardillo Cupo mentre per i parenti della vittima come parti
civili, gli avvocati Gianfranco
Testa e Alfredo D’Onofrio. Un
quadro accusatorio nei confronti del giovane di Suio piuttosto chiaro ma che un anno fa
era stato rimesso in discussione
allorquando l’avvocato Cardillo Cupo aveva paventato una
richiesta di modifica al Tribunale del Riesame poi ritirata. In
sostanza, e potrebbe essere la
futura strategia in Corte d’As -
sise, la difesa di Pascale avrebbe inteso sostenere che l’omi -
cidio sarebbe avvenuto non per
una ragazza contesa con il fratello minore della vittima ma
per la paura a seguito di una
precedente aggressione fisica
subita proprio da parte di Fiore
Pandolfo. Tutto ora passerà
all’esame della Corte d’Assise
che dovrà capire gli angoli
oscuri di quella notte in cui si è
consumato l’omicidio.
E’ di omicidio volontario con l’ag -
gravante della premeditazione e del
porto d’arma l’accusa che il sostituto procuratore Daria Monsurrò ha
formulato, accolta dal Gip, contro il
24enne Mirko Pascale di Suio, reo
confesso dell’omicidio del 30enne
Fiore Pandolfo, e che il prossimo 9
aprile comparirà di fronte
la Corte d’Assise di Latina.
Un quadro giudiziario forse non ancora completo e
che gli avvocati Alfredo
D’Onofrio e Gianfranco
Testa, per le parti civili,
potrebbero chiedere di ampliare nelle aggravanti durante la fase istruttoria. Tra
queste, infatti, al momento
non compaiono i futili motivi. Un punto, di fatto, che
appare a vantaggio della
difesa considerato che
l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo più volte ha sostenuto come l’o mici dio
sia avvenuto per la paura a
seguito di una precedente aggressione fisica che sarebbe stata subita

proprio da parte di Fiore Pandolfo.
Tesi peraltro ribadita anche il 22
febbraio di un anno fa quando il
24enne fu ascoltato dal Gip Guido
Marcelli in sede di convalida: “Da
tempo mi sentivo oppresso, nel mirino, un bersaglio. Ora per favore
non fatemi uscire dal carcere perché
qui mi sento sicuro, fuori non lo
so….", questa in sintesi la sua dichiarazione. Che però si scontra con
le aggravanti formulate dalla Procura la quale ritiene che Pascale, la sera
di sabato 18 febbraio di un anno fa,
sia uscito dalla propria abitazione
con la ferma intenzione di uccidere.
A riprova l’aver portato con sé la
pistola calibro 40 Smith e Wesson,
legalmente detenuta, con cui poi
massacrò Fiore Pandolfo in via Vellota. Appreso della fissazione
d’udienza la difesa di Pascale per
ora mantiene il silenzio. Resta, sarà
determinante comprenderlo, il ruolo
del minorenne in auto con il 24enne
omicida al momento del delitto, su
di lui è ancora aperta un’indagine
della Procura, e anche prima quando
i due si recarono presso il capannone
dove Fiore Pandolfo, insieme al fratello Lucio, allestiva il carro allegorico per l’edizione 2012 del Carnevale Campagnolo. Non trovando il
presunto rivale in amore, Pascale da
tempo non tollerava l’interessamen -
to per una 23enne del posto anche da
parte del fratello della vittima, si
allontanò a bordo della sua Fiat 500,
seguito dalla Audi A3 di Pandolfo in
apprensione per il fratello. E in via
Vellota le auto si fermano secondo
modalità mai del tutto chiarite. E poi
l’omicidio. Pandolfo scende dalla
propria auto e va verso quella dell'aspirante guardia penitenziaria. Apre
la portiera ma Pascale istantaneamente raccogli la pistola nel cruscotto e ancora da seduto lo fulmina
scaricandogli addosso l'intero caricatore dell'arma . «Mirko ma che hai
fatto! Portami ora a casa», aveva
raccontato di aver detto immediatamente dopo il delitto il minorenne,
assistito dall’avvocato Biasillo, ai
carabinieri. Pascale si costituì
un’ora dopo.
DA LATINA OGGI DEL 14 E 15 MARZO 2013

venerdì 24 febbraio 2012

OMICIDIO PANDOLFO: ANCORA OMBRE E DUBBI NELLE DINAMICHE DEI FATTI.


SE il caso da un lato sembra essere definitivamente risolto, con un colpevole che prima si è costituto e poi ha

confessato, nelle pieghe investigative sull’omicidio di Fiore Pandolfo, spunta qualcosa di nuovo che riporta

alla sera stessa in cui è avvenuta la tragedia.

E’ il giallo della pistola, dell’arma del delitto, una Glock calibro 40, detenuta regol a rm e nt e da Mirko Pascale. La pistola

avrebbe già sparato. Quando? E dove? Sono le domande ora che si pongono i carabinieri della Compagnia di Formia subito dopo che l’indagato lo ha riferito nel corso dell’interrogatorio di convalida davanti al gip.

E’ quello che emerge dalle indagini ed è quello che avrebbe riferito durante il faccia a faccia con il magistrato lo stesso indagato che ha parlato per settanta minuti, indicando anche il luogo.

A questo punto gli ulteriori accertamenti sono in mano agli uomini dell’Arma che hanno la pistola su cui saranno

eseguite delle analisi di natura biologica per trovare eventualmente altre impronte oltre a quelle di Pascale.

E’ questo l’ultimo risvolto dell’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Daria Monsurrò, dove sembra essere

(quasi) tutto chiaro. Anche se c’è da sottolineare che il minore di 16 anni questo particolare non lo ha raccontato durante l’interrogatorio in caserma a Formia.

Pascale ha dichiarato sia nell’immediatezza dei fatti che successivamente davanti al magistrato di essere stato minacciato dalla vittima e ha presentato anche un referto medico, era finito infatti al Pronto Soccorso perchè colpito da una mazza

da baseball. Proprio nel corso dell’audizione davanti al giudice ha ricostruito cosa è avvenuto quella sera: a partire dall’incontro con Fiore Pandolfo che era alla guida della sua Audi A3.

Pascale ha racconto che la vittima gli ha prima lampeggiato e successivamente gli ha intimato di fermarsi e che lui in preda al panico e dominato dalla paura ha preso l’arma che aveva nel cruscotto. Accanto, sulla Fiat 500 condotta da Pascale,

oltre a lui c’era anche l’adolescente di 16 anni, che ha assistito   a l     d r a mma.

Pascale ha   s ca ri cato   il caricato re   e s u ccessivamente    è a n d a t o     a costituirsi  in   c a s e rma   a   Formi a.

Deve risp o n d ere d i   o m i c idio    volo n t ario,   la  d i f e s a r a p p r e s e n t a t a    d al l ’avvocato Pasquale

Cardillo Cupo, punta anche  su un aspetto che non sarebbe marginale per ridisegnare  il castello accusatorio: le minacce continue e uno stato  di stress psicologico che  ha spinto poi Pascale a uccidere in quel modo.





Da LATINA OGGI DEL 24.2.12

giovedì 23 febbraio 2012

IERI LE ESEQUIE DI FIORE PANDOLFO.


«ANCHE se lontani fisicamente ti siamo vicini con il cuore e con la mente. Ciao Lupin».

Questo l'ultimo messaggio lanciato dai suoi amici a Fiore Pandolfo, chiamato

Simpaticamente «Lupin», durante le esequie funebri svoltesi ieri mattina nella chiesa

di Campomaggiore, alle quali hanno partecipato un migliaio di persone.

Tanti erano coloro che hanno voluto essere presenti ai funerali dell'autotrasportatore

Di Santi Cosma e Damiano, ucciso sabato sera da 12 colpi di pistola esplosi dalla

Smith e Wesson calibro 40 di Mirko Pascale, 23enne di Suio di Castelforte.

Una cerimonia caratterizzata dalla presenza sul piazzale della chiesa di Sant'Antonio da Padova di Campomaggiore del tir della società della vittima, uno Stralis rosso che, al passaggio del feretro ha fatto sentire il suono del clacson, azionato dal conducente

del pesante mezzo. «Quel tir - ha detto, tra le lacrime, un amico di Santi Cosma e

Damiano presente ai funerali - era la sua passione. Ma da qualche tempo ripeteva che gli piaceva nero. Purtroppo non ce l'ha fatta a vederlo di quel colore».

Palloncini colorati, coriandoli e fuochi artificiali hanno accompagnato l'uscita della salma dalla chiesa, al termine della santamessa celebrata dal padre Matteo, sacerdote trinitario che ha sostituito padre Giuseppe, attualmente in Messico. Lo stesso

sacerdote ha affermato che in questo drammatico momento, bisogna rifugiarsi nella parola di Dio.

Gli amici che hanno collaborato con lui alla realizzazione del carro di carnevale hanno letto una lettera, al termine della quale c'è stato un applauso da parte di

coloro che erano riusciti ad entrare nella chiesa di Campomaggiore.

Gran parte delle persone presenti ha sostato nella piazza antistante il luogo sacro, dove troneggiava una scritta «Fiore», composta esclusivamente da fiori freschi.

Tanta commozione e disperazione da parte dei familiari e in particolare della moglie e della sorella, mentre la bara di Fiore Pandolfo, che lascia due figli di 3 e 6 anni, veniva trasportata sul carro funebre accompagnata dalla canzone «Angeli» di Vasco

Rossi. Il corteo, preceduto dal tir della famiglia Pandolfo, poi, si è diretto verso il cimitero di Castelforte, dove la salma è stata tumulata.

Il corpo del Pandolfo era giunto nella chiesa di Campomaggiore martedì pomeriggio,

poco dopo la conclusione della perizia autoptica. Qui ha ricevuto il saluto di tantissime persone sino a poco prima delle 22 quando è stata chiusa la chiesa. Ieri

mattina è ricominciato il via vai di persone, le quali poi hanno assistito alla cerimonia funebre.

G.C.

CONTINUANO LE INDAGINI PER RICOSTRUIRE QUANTO ACCADUTO.

«PREFERISCO che mi lasci in
carcere perchè qui sono al sicuro,
fuori non so». Queste le parole
che ha pronunciato ieri mattina
Mirko Pascale al giudice per
le indagini preliminari di Latina,
Guido Marcelli, durante l'interrogatorio
di convalida tenutosi
all'interno del carcere di via
Aspromonte di Latina, dove l'omicida
si trova rinchiuso in stato
di isolamento. Il 23enne di Suio,
alla presenza del suo avvocato
Pa s q u a l e
Cardillo Cupo,
è stato
ascoltato dal
mag istr ato
p e r c i r c a
due ore, nel
corso delle
quali ha raccontato
la
sua versione
dei fatti, agg
iu n ge nd o
che non solo
da qualche
t e m p o s i
sentiva min
a c c i a t o ,
ma che era
stato aggredito
ed anche
invitato
a cambiare
paese. In
m e r i t o a
quel tragico
sabato sera, Pascale ha riferito
che intorno alle 22.30 aveva notato
che Fiore Pandolfo lo stava
inseguendo con la sua macchina,
una A/3. Giunto ad uno stop
lo avrebbe affiancato e una volta
sceso, avrebbe sferrato un calcio
allo sportello della sua Fiat 500,
con la quale il 23enne ha poi
ripreso il cammino. Sempre secondo
la sua versione, il Pandolfo
lo avrebbe di nuovo inseguito
e dopo averlo sorpassato lo
avrebbe di nuovo obbligato a
fermarsi con un testa coda. Una
manovra che avrebbe impedito
al giovane di proseguire la marcia.
Al gip che chiedeva spiegazioni
su quanto è successo dopo,
l'autore del delitto ha spiegato
che temeva che la vittima fosse
in possesso di una pistola e che
avrebbe compiuto un gesto che
lo ha indotto a pensare ciò. A
quel punto, nel timore di essere
colpito egli stesso, ha preso la
sua Smith e Wesson calibro 40
ed ha sparato senza sosta sino a
che i proiettili sono terminati.
Una raffica di colpi che ha centrato
in più parti il corpo dell'autotrasportatore,
crollato a terra
in una pozza di sangue nel mezzo
di un tratto di via Vellota
piuttosto buio. Un'esecuzione
spietata alla quale ha assistito il
minorenne che si trovava in auto
con il Pascale, sentito l'altro
giorno dai carabinieri della
compagnia di Formia. Il primo
colpo, il 23enne aspirante vigilantes,
lo avrebbe sparato dall'interno
della sua Fiat 500 e gli
altri appena sceso dall'auto.
L'interrogatorio si è concluso
intorno a mezzogiorno, quando
Pascale, nei cui confronti il Pm
della procura della Repubblica
di Latina, Daria Monsurrò, ha
ipotizzato il reato di omicidio
premeditato, è rientrato nella
sua cella. Il suo avvocato Pasquale
Cardillo Cupo cercherà
di far cadere questa accusa, anche
in considerazione della particolare
situazione di tensione
che si era creata, come è noto,
per il fatto che l'ex ragazza di
Pascale si sarebbe frequentata
col fratello della vittima, Lucio.
Intanto i carabinieri della compagnia
di Formia, guidati dal
maggiore Pasquale Saccone,
stanno continuando le loro indagini,
indirizzate anche a chiarire
la successione degli eventi e a
verificare alcuni episodi non ancora
chiari. Uno di questi riguarda
l'auto utilizzata dal Pandolfo,
che non sarebbe stata trovata sul
posto poco dopo il sanguinoso
episodio. Le dichiarazioni rese
da Mirko Pascale ora saranno
confrontate con quelle del 16enne
che, sabato sera, si trovava
insieme all'autore dell'omicidio.
E' l'unico testimone oculare,
che, tra l'altro, i carabinieri aveva
già individuato 24 ore dopo
l'omicidio, grazie alle dichiarazioni
di persone che li avevano
visti insieme prima dell'atroce
delitto. Il giovane, assistito dall'avvocato
Enzo Biasillo, l'altro
pomeriggio, si è presentato in
caserma a Formia, qui ha raccontato
quanto sarebbe successo
il sabato precedente, un giorno
che difficilmente sarà dimenticato
dalle comunità di
Castelforte e Santi Cosma e Damiano.
Gianni Ciufo



Da latina oggi del 23.2.12