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venerdì 6 luglio 2012

ANCORA UN PO' DI OSSIGENO ALLA PROVINCIA DI LATINA: SLITTA A SETTEMBRE LA FINE





IL taglio delle Province
slitta e se ne discuterà in
dettaglio in autunno; provvedimento dunque non
annullato ma congelato sì
e questo darà modo
all’Unione delle Province
nonché ai singoli enti di
lavorare per evitare la
chiusura o gli accorpamenti già stabiliti nel decreto legge di revisione
della spesa pubblica. Come si sa la soppressione
dell’ente di via Costa era
diventata palese due settimane fa con la pubblicazione dei parametri al di
sotto dei quali non sarebbe
stato possibile lasciare
l’autonomia ma si sarebbe
dovuto procedere con
l’Unione ad altra provincia vicina. Tuttora il decreto prevede la chiusura
delle amministrazioni
provinciali con meno di
50 Comuni, estensione superiore ai tremila chilometri quadrati e una popolazione che superi i
350mila abitanti. In pratica è il numero dei Comuni
(solo 33) che pone Latina
al di fuori degli enti da
tagliare. Ma adesso c’è
spazio per la mediazione e
per rendere credibili le ragioni dei (molti) difensori
della necessità di lasciare
in vita un ente che, per la
verità, negli ultimi anni si
è contraddistinto soprattutto per litigiosità verso
altre istituzioni, in specie
la Regione, cui forse adesso però chiederanno aiuto
proprio da via Costa. Ma
intanto la stessa Regione
Lazio, come altre, è destinataria di una serie di misure nell’ambito della
spending review: previsto
il taglio di 150mila lavoratori su un totale di un
milione e duecentomila
unità che lavorano presso
le Regioni. Va detto che
mentre si decidono le misure di risparmio proprio
la Regione Lazio ha dovuto modificare il suo bilancio per poter pagare la
sfilza di nuove collaborazioni aperte dall’ammini -
strazione in carica e che
non figurano tra i lavoratori da tagliare perché
questi ultimi sono dipendenti non consulenti;
mentre proprio le consulenze sono quelle che pesano di più. Ulteriori sacrifici sono poi previsti
per i Comuni: quelli al di
sotto dei cinquemila abitanti dovranno mettere insieme tutte le funzioni
fondamentali e quelli con
un numero di abitanti
compreso tra mille e cinquemila dovranno gestire
in consorzio almeno tre
funzioni. Ciò dovrebbe
portare ad una riduzione
del personale anche se,
nelle intenzioni dichiarate
dal Governo, nessun dipendente verrà mandato a
casa direttamente.

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