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domenica 22 luglio 2012

LATINA: SI CHIUDE, LO HA DECISO IL FRAMASSONE!





SE l’obiettivo del governo sul
fronte del taglio delle province
voleva essere quello di fare
chiarezza rispetto al caos delle
ultime settimane, forse occorrerà aspettare ancora qualche
giorno, e attendere giovedì l’ar -
rivo in commissione del Decreto legge che contiene l’emenda -
mento che sta facendo tremare
decine di amministrazioni provinciali in tutta Italia. Il Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio, infatti, che ha avuto il compito di definire i criteri per il
riordino delle province, ha finito per ingarbugliare ancora di
più le idee. Il caso pontino è
infatti emblematico della natura perversa cui poggia il ragionamento alla base della volontà
dell’esecutivo di sfoltire gli enti
intermedi tra Comuni e Regioni. Del resto, nel testo messo
ieri nero su bianco è spiegato a
chiare lettere come, per sopravvivere alla «mattanza», una
Provincia dovrà avere almeno
350mila abitanti ed estendersi
su una superficie territoriale
non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati (non più 3mila, dunque, come previsto originariamente dalla norma, ndr). Una
ulteriore modifica ai parametri
che non risparmierebbe tuttavia
l’amministrazione di via Costa.
La cui estensione risulta essere
di poco inferiore ai 2.300 km
quadrati. Insomma, per la Provincia di Latina non ci sarebbero altra strada se non quella che
passa per la chiusura e, da qui,
per il definitivo - e maldigerito
- accorpamento con la «cugina»
Provincia di Frosinone. Ed è
proprio qui che viene il bello. O
l’assurdo, dipende dai punti di
vista. Perché tra i parametri inseriti nelle modifiche al testo
apportate dal Cdm di ieri, c’è
anche quella che prevede che in
caso di accorpamento tra due o
più province, il capoluogo a
sopravvivere è quello più popoloso. Nel caso di un matrimonio
pontino-ciociaro, quindi, ad
avere la meglio sarebbe Latina.
A questo punto bisogna immaginare una specie di maxi provincia di Frosinone composta
dai comuni dei due territori e il
cui capoluogo, per una singolare ironia della sorte, sarebbe
proprio Latina. Senza contare
Nonostante
la rettifica al ribasso
del requisito
legato all’estensione
territoriale,
l’amministrazione
di Cusani
non sarà risparmiata
 
che l’eventuale Consiglio provinciale nato dalla fusione di
questi due territorio, sarebbe
totalmente sbilanciato a favore
della provincia ciociaria. Realtà
sì con più comuni, ma con una
densità di popolazione di gran
lunga inferiore a quella pontina.
Da qui la battaglia del Partito
democratico che con il vicecapogruppo Pd al Consiglio regionale, Claudio Moscardelli,
sta portando avanti da giorni
ogni forma di contrasto a questa
proposta di legge del governo
che minaccia seriamente di
spazzare via l’identità di quella
che ad oggi è la seconda provincia del Lazio. «Lunedì, con
qualche giorno d’anticipo rispetto alla chiusura del testo ed
all’avvio del suo naturale iter
legislativo, sarò alla Camera
per un incontro con il capogruppo del Pd Dario Franceschini. Con il sostegno del
gruppo di Camera e Senato
chiederemo al governo una ulteriore modifica ai parametri.
Perché si scenda sotto ai 2mila
km quadrati rispetto all’esten -
sione territoriale o siano considerate salve tutte le amministrazioni delle province con più di
500mila abitanti». E se Moscardelli chiede una modifica al
decreto legge in approvazione
al governo, il presidente della
Provincia di Latina Armando
Cusani, dal canto suo, è pronto
a dare battaglia. «Il criterio
d el l’estensione territoriale va
rivisto, la battaglia si sposta in
Parlamento» ha tagliato corto
Cusani, secondo il quale «ci
sono dieci province in bilico
che vanno preservate per evidenti ragioni legate a territori
che, qualora venissero accorpati, diventerebbero ingestibili
per estensione e peculiarità».

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