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lunedì 24 dicembre 2012

LA CHIESA DI CAMPOMAGGIORE E L'IRA DI ACHILLE: ANCORA UNA VOLTA IL REATO DI LESA MAESTA' INNESCA UNA REAZIONE CHE PUò PORTARE ALL'ANNULLAMENTO DEL FINANZIAMENTO DELLA PROVINCIA. IL COMUNE SOSPETTA INTERESSUCCI DI BASSA LEGA POLITICO-PARTITICA: PARADOSSALMENTE SONO GLI STESSI DI CUI L'AMMINISTRAZIONE STESSA POTREBBE ESSERE ACCUSATA! PERCHè MAI LA PROVINCIA CHE IMPEGNA 100.000 DOVREBBE PERSEGUIRE QUESTI "INTERESSUCCI", E L'AMMINISTRAZIONE CHE IMPEGNA "ZERO EURO" E NE GESTISCE 100.000 DOVREBBE PERSEGUIRE L'INTERESSE GENERALE????DA SEMPRE L'AMMINISTRAZIONE DI SIENA HA DIMOSTRATO DI PROCEDERE NELL'AMBITO DELLA REALIZZAZIONE DELLE OPERE PUBBLICHE CON IL PASSO TIPICO DELLA PROCESSIONE DI SESSA, PER MANTENERCI IN TEMA RELIGIOSO, E L'ENTE PROVINCIA HA INTESO DARE UN'ACCELERAZIONE ALLE PROCEDURE AMMINISTRATIVE: CON QUESTI PRESUPPOSTI CHI è QUELLO CHE PERSEGUE INTERESSUCCI????E SE NON VENGONO PERSEGUITI, PERCHè MAI INNESCARE UNA POLEMICA CHE POTREBBE COMPROMETTERE LA REALIZZAZIONE DELLA NUOVA CHIESA?



COMUNICATO STAMPA DELL'AMMINISTRAZIONE DI SANTI COSMA E DAMIANO!

Restituito il Protocollo d’Intesa stipulato con la Provincia di Latina in merito alla demolizione della Chiesa di Campomaggiore. In una nota inviata al Presidente di Via Costa Armando Cusani e per conoscenza al Presidente del Consiglio Provinciale Michele Forte, il Sindaco Vincenzo Di Siena, rammaricato per l’atteggiamento usato in merito dalla Provincia di Latina ha inteso procedere alla revoca unilaterale degli impegni assunti. Nel luglio del 2011, infatti, l’Ente di Via Costa aveva deciso di contribuire a sostenere le spese per la demolizione dell’attuale Chiesa di Campomaggiore per un importo di € 100.000,00 condizionandolo alla firma di un protocollo d’intesa da parte del Comune di Santi Cosma e Damiano, cui la somma sarebbe stata trasferita solo a seguito di assunzione di determinati impegni esplicitati nel protocollo stesso. Il Comune di Santi Cosma e Damiano, con senso di responsabilità aveva fatto proprio questo protocollo sottoscrivendolo immediatamente con tutti gli oneri che ne sarebbero comunque derivati a carico della collettività aurunca. Qualche mese fa, invece, in maniera unilaterale e senza nè preavviso né alcun accordo verbale la Provincia ha inviato una lettera solo per comunicare che per accelerare i tempi, l’importo stanziato veniva trasferito direttamente alla Parrocchia di Sant’Antonio eliminando, quindi, dalla procedura la presenza del Comune e disattendendo il protocollo che lo stesso Cusani aveva imposto! Un grave atto di scorrettezza istituzionale per il metodo utilizzato che mostra chiaramente la poca considerazione della Provincia di Latina nei confronti della collettività di Santi Cosma e Damiano. Da qui, anche l’appello al Sen. Michele Forte, quale Presidente del Consiglio Provinciale affinchè non consenta il sopravvento di questi metodi di gestione della cosa pubblica che antepongono interessucci di bassa lega politico – partitica agli interessi generali della collettività che pur, vivendo all’estremo Sud della Provincia merita tutto il rispetto possibile ed immaginabile anche per il contributo fornito all’attuale governo pontino.


LA STORIA.


LA chiesa di Sant'Antonio in Campomaggiore
di Santi Cosma e Damiano, è stata costruita in
legno alla fine degli anni 40 sul sito dell'ex
cimitero vecchio dei Comuni di Castelforte e
Santi Cosma e Damiano, grazie alla donazione
della “Charitas svizzera”. Dopo la sua realizzazione, la parrocchia, con decreto del Presidente
della Repubblica, venne riconosciuta nel 1950;
da quell’anno iniziò l’attività pastorale, affidata
a don Giuseppe Saroli, che vi rimase sino al
1963. Agli inizi degli anni 70, la parrocchia fu
affidata ai padri trinitari, primi legatari per
testamento pubblico di donna Giulia Viccari
con atto del 16 marzo 1948. Su progetto dell'architetto professor Giuseppe Zander, fu edificata
la chiesa con strutture in cemento armato e
tufo. I lavori, realizzati dalle ditte Coviello e
Testa, terminarono nel 1976, rimanendo attiva
e frequentata per 35 anni, cioè sino al momento
della sua chiusura. Nel 2010 il parroco, frate
trinitario Giuseppe D'Agostino, propose agli
amministratori di Santi Cosma e Damiano la
realizzazione di una nuova grande chiesa, che
sarebbe stata costruita col contributo della
C.E.I. e dei fedeli per una spesa complessiva di
circa di un milione e 250mila euro; il 75%
sarebbe stato erogato dalla stessa commissione
episcopale, mentre il 25% sarebbe stato a carico
dei fedeli, grazie alle offerte. Per la demolizione,
invece, i fondi dovevano essere stanziati, come
poi è avvenuto, dalla Provincia. Da qui prese
avvio la polemica, che si trascina da oltre un
anno e mezzo, tra i favorevoli alla demolizione
e ricostruzione e i contrari, che, invece ne
chiedevano e chiedono il restauro, in quanto
l’immobile non era pericolante. Il sindaco Vincenzo Di Siena, ricevuta la diffida dai vigili del
fuoco di Latina, ha emesso, nell'agosto del
2011, un'ordinanza di chiusura della chiesa,
per motivi di sicurezza. Una chiusura che continua e che oggi obbliga i fedeli a seguire le
funzioni nell'ex teatrino posto di fianco alla
ch i e s a .

CHI E’ CONTRO L’ABBATTIMENTO.
QUA N D O iniziammo la nostra battaglia contro la demolizione e
ricostruzione della chiesa di Sant’Antonio ci rendemmo subito conto che
si trattava di un progetto che non avrebbe avuto l’esito invocato, ed oggi
i risultati ci danno ragione, in quanto la stessa struttura religiosa non sarà
abbattuta anche perché è di proprietà dell'ente parrocchia». Questa la
dichiarazione dell’avvocato Cosmo Damiano Pontecorvo, che da un anno
e mezzo circa sta portando avanti la battaglia, insieme ad altri cittadini di
Santi Cosma e Damiano. «Quanto deciso dal Comune di Santi Cosma
e Damiano - ha detto Pontecorvo - dimostra il chiaro ravvedimento degli
amministratori che sono stati diffidati da me e dai vigili del fuoco, perché
non si compisse un atto che è stato definito sacrilego da alcuni religiosi
della zona. Io ed altri cittadini di Santi Cosma e Damiano, non appena
venuti a conoscenza del singolare progetto, abbiamo paventato ulteriori
danni contro i beni del nostro territorio. Più volte abbiamo informato gli
enti preposti e le autorità religiose (una nota è stata inviata anche al
cardinal Bagnasco presidente della CEI) affinché si procedesse ad un
recupero ed una riattivazione delle funzioni di una chiesa, realizzata in
strutture di cemento armato, meno di 40 anni fa. La nostra tesi è stata
avallata da un sopralluogo effettuato dai vigili del fuoco di Latina e da
un contestuale accoglimento da parte dell'ufficio del Genio Civile di
Latina. Circa lo stanziamento di fondi, disposto dalla Provincia, informeremo anche la Corte dei Conti». L'avvocato Pontecorvo va giù duro e
punta il dito anche contro l'Arcivescovo di Gaeta, don Fabio Bernardo
D’Onorio, «il quale -ha proseguito lo stesso legale di Santi Cosma e
Damiano- in una riunione organizzata dal parroco locale, con la partecipazione di alcuni tecnici, ebbe ad affermare che la chiesa era pericolante.
Questo è uno dei motivi per i quali abbiamo iniziato una raccolta di firme
per chiedere ai vertici del Vaticano il trasferimento del presule e dei
trinitari che curano le attività della parrocchia di Campomaggiore»

I PROBLEMI ATTUALI.

IN fondo è vero: oltre l’econo -
mia c’è la fede. A Santi Cosma
e Damiano lo hanno compreso
ed è uno dei pochi posti al
mondo dove prima di parlare
dei problemi economici si affrontano quelli religiosi a riprova che stiamo nel cuore cattolico della provincia di Latina, il
sud. Così al sud che è quasi
Caserta, ma ci manca qualche
chilometro e dunque la competenza per la curiosa storia di una
chiesa inagibile (ma forse no)
appartiene alla Diocesi di Gaeta. Il Vescovo in carica, la prima
volta che ha messo piede a
Campomaggiore ha detto che la
struttura era «pericolante». Frase santa. L’am min ist ra zio ne
all’epoca in carica prese come
oro colato quanto detto da sua
eccellenza e, forse anche per
non contraddire l’istituzione
cattolica più importante
nell’ordine gerarchico locale, si
mise subito in movimento per
dichiarare formalmente l’inagi -
bilità e buttare giù tutto per poi
ricostruire una nuova chiesa.
Nessuno allora e neppure oggi
si è mai chiesto come mai un
monumento del genere sia già
da cancellare dopo neanche 50
anni dalla sua costruzione. Magari qualcuno ha fatto un errore
di calcolo... o di progettazione... o di esecuzione.... Il punto,
invece, non è questo, bensì la
spesa da sostenere per l’abbat -
timento, centomila euro già
stanziati dall’amministrazione
provinciale che, tutto sommato,
avrebbe pure altre cose cui pensare. Per quanto spesso si occupi di affari religiosi, feste patronali e restauri di cattedrali sparse qui e lì ma soprattutto nel sud
pontino. I soldi sono stati assegnati a luglio del 2011 quale
«contributo alle spese di demolizione della chiesa» anche per
attutire l’impatto economico
dell’impresa sulla comunità locale. Ma poi, qualche mese fa,
la stessa Provincia ha comunicato con una lettera di disdire il
protocollo con il Comune e di
affidare (per accelerare i tempi)
la stessa somma alla parrocchia
di Sant’Antonio. Per il sindaco
questo sì che è un affronto. E
infatti ha restituito il protocollo d’intesa al
mittente, cioè al
presidente della
Provincia e inviato una lettera
aperta più che
avvelenata al
presidente del
Consiglio Michele Forte,
chiedendogli di
ripensare tutta questa storia. In
teoria adesso le ruspe dovrebbe
mandarle e pagarle la parrocchia.
Ma nel frattempo chi penserà
alle preghiere? E, soprattutto, la
Provincia di Latina troverà
qualcosa di diverso da fare che
inseguire le esigenze cattoliche
dell’estremo sud della provincia. A guardar bene nella stessa
zona ci sono gravissimi problemi ambientali, aziende in crisi,
strade a pezzi. Basta farci caso.
E pregare che non tutti si accorgano di quel disastro.

IL FUTURO.
Ma è davvero pericolante e da
buttare giù la chiesa di Campomaggiore? I vigili del fuoco dicono che si può aggiustare ma il
Vescovo dice che non va. La
Provincia stanzia dei soldi per
pagare le ruspe ma adesso il
sindaco si è offeso perché quel
denaro è andato alla parrocchia e non al Comune. E forse
la chiesa si salva!
SE fosse considerata
p a r t e   i n t e g r a n t e
dell’immenso patrimonio storico e artistico
della provincia di Latina probabilmente sarebbe un po’ più difficile parlare di abbattimento. Ma in questo
caso sembra di stare a
discutere di un condominio che deve essere
sostituito con un residence di più moderno
concepimento architettonico. E a stupire ancora una volta è la frattura che si è creata nella
comunità locale (almeno in una parte) che
vorrebbe conservare la
chiesa in quanto luogo
d’affetto oltre che un
posto, come molti altri,
dall’elevato valore simbolico per chi ha fede.
E’ possibile che adesso
l a   p a r r o c c h i a   d i
Sant’Antonio acceleri
l’iter di abbattimento e
dimostri così di essere
più veloce della burocrazia che caratterizza
gli enti pubblici, generalmente molto lenti,
Così in qualche modo si
attenuerà lo scontro sulle scelte della Provincia.

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