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martedì 18 dicembre 2012

CENTRALE DEL GARIGLIANO: PER LA SOGIN POSSIAMO DORMIRE SONNI TRANQUILLI (COME DEL RESTO STANNO FACENDO LE NOSTRE AMMINISTRAZIONI!!!!!)





SOGIN invita alla calma in merito alle indagini avviate dalla
Procura di Santa Maria Capua
Vetere sulla centrale nucleare
del Garigliano a Sessa Aurunca.
E’ quanto sinteticamente emerge dal Tavolo della Trasparenza
che si è svolto ieri a Napoli alla
presenza dell’assessore regionale all’Ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano, che ha coordinato il dibattito
dove Sogin, ancora una volta, ha
difeso il suo operato e risposto
alle contestazioni degli invitati
che, a più riprese, hanno chiesto
una presa di posizione più concreta da parte della società per
azioni interamente partecipata
dal Ministero dell’Economia e
delle Finanze, e che opera in
base agli indirizzi strategici del
Governo italiano. A intervenire
inizialmente è stato Fabio Chiaravalli, direttore Ambiente, Radioprotezione, Sicurezza e Qualità della Sogin che, in merito
alle indagini della Procura, ha
ribadito quanto già dichiarato
dalla società a inizio dicembre,
immediatamente dopo la diffusione delle notizie relative
all’inchiesta ovvero che le attività al sito del Garigliano vengono svolte nel pieno rispetto
dei parametri ambientali. Inoltre, ha sottolineato che i controlli, come prescritto dal decreto
legislativo 230/95, vengono
svolti da Sogin stessa che poi li
manda a Ispra - l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale -, l’ente di
ricerca italiano nato nel 2008
d al l ’accorpamento di tre enti
controllati dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare che vigila
sugli stessi. Dove risieda un minimo di indipendenza nei controlli resta un mistero. Di più:
nello specifico dei rifiuti radioattivi, interrati a trenta – cin -
quanta centimetri, Chiaravalli
ha spiegato, diversamente da
quanto divulgato nell’inchiesta
condotta su queste pagine, che
si tratta di rifiuti a bassa attività
interrati nelle trincee dal 1968 al
1977, come prescriveva la legge
all’epoca, la cui radioattività è
pari a 1 microsievert, cioè una
dose assolutamente trascurabile
e, se anche dovesse succedere
un qualche incidente a tutte le
trincee contemporaneamente,
l’impatto sull’ambiente e sulle
persone sarebbe nullo. Nessun
accenno invece al sequestro di
un’area di novecento metri quadrati interna alla centrale. Quindi, sulle accuse all’Arpac di non
aver svolto controlli da sette
anni, il direttore generale
dell’Arpac, Antonio Episcopo,
ha spiegato che dal 1999 al 2007
sono state condotte indagini sulle matrici alimentari, come richiesto dalla AslCe2, ma che
non rientra nelle loro funzioni
controllare le matrici ambientali
se non su richiesta di qualche
ente o organismo statale. A ogni
modo lo stesso Arpac, attraverso il suo direttore, si è impegnata a sistemare centraline nei luoghi indicati dal comitato di San
Castrese. Anche sul registro degli scarichi di effluenti liquidi e
aeriformi compilati a matita
pronta la risposta ovvero quello
sequestrato dalla Guardia di Finanza di Mondragone sarebbe
solo un brogliaccio da cui trasferire i dati sui registri. L’avvo -
cato Saccoccio, legale della Sogin, ha inoltre sottolineato che la
fattispecie del reato contestato
non è disastro ambientale ma
solo alcuni reati contravvenzionali come da avviso di garanzia
ricevuta. A conclusione del Tavolo, è stato dato mandato
all’assessore regionale Romano
di chiedere un incontro alla Procura di Santa Maria Capua Vetere al quale, se lo richiederanno,
potranno partecipare i sindaci
del territorio.

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