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martedì 25 settembre 2012

TRUFFATORI INCALLITI: ARRESTATI, UNO è RESIDENTE IN SANTI COSMA E DAMIANO




IN cambio di denaro
promettevano posti di lavoro nel settore marittimo.
Per questo motivo il
personale della Capitaneria di Porto di Gaeta
ha arrestato cinque persone tra Formia, Minturno e Santi Cosma: Salvatore Talesco, Antonio
Talesco, Antonio Di Cicco, Aldo Fedele e il
70enne Francesco Iannone. Le accuse a loro
carico sono concorso in
truffa, millantato credito
e minaccia.
Tra gli indagati anche
un militare in attività per
favoreggiamento personale e un ex dirigente di
un istituto bancario.
CONCORSO in truffa, millantato credito e minaccia. Con
queste accuse il personale della Capitaneria di Porto di Gaeta comandato da Francesco
Tomas, coadiuvato nelle indagini dal Nucleo Speciale d’In -
tervento del Comando Generale, ha dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia
cautelare disposte dal Gip del
Tribunale di Latina Costantino
De Robbio su richiesta del sostituto procuratore Cristina Pigozzo. Un’ordinanza di circa
sessanta pagine che ha portato
al l’arresto del quarantenne,
originario di Procida e residente a Minturno, Salvatore Talesco e del 46enne fratello Antonio Talesco residente a Santi
Cosma e Damiano, posto ai
domiciliari. Inoltre, ai domiciliari è stato tradotto anche il
63enne originario di Fondi e
residente a Formia Antonio Di
Ciccco, mentre obbligo di dimora per il 65enne di Minturno, suocero di Salvatore Talesco, Aldo Fedele e il 70enne,
anch’egli residente a Minturno, Francesco Iannone. A dare
il via alle indagini, condotte
con l’ausilio di intercettazioni
ambientali e telefoniche, la denuncia presentata da otto persone truffate dal sodalizio criminale che in cambio di denaro prometteva lavori nel campo
marittimo. E non solo: anche
promesse di superamento esami, abilitazioni, patenti nautiche e quant’altro. Tra gli indagati, inoltre, un militare in attività ritenuto responsabile del
reato di favoreggiamento personale in quanto avrebbe fornito indicazioni su come eludere le attività investigative e,
nello specifico, l’arresto in flagranza (cambiare scheda telefonica, sostituire il telefono,
nascondersi per quarantotto
ore) e un ex dirigente di un
istituto bancario di Formia
presso il quale gli inquirenti
ritengono che i Talesco movimentassero i proventi delle
truffe. Stando alle indagini il
gruppo perseguiva la sua attività criminale da almeno tre
anni chiedendo, a seconda della prestazione promessa, cifre
tra i trecento e i venticinquemila euro per un volume di affari
stimato intorno ai sessantamila
euro. Anche se, in considerazione delle poche denunce pervenute e della vita agiata che i
membri del sodalizio conducevano, i truffati potrebbero
essere in numero molto maggiore. Semplici ma incisive le
modalità con cui il gruppo
metteva in atto le truffe: le
azioni, infatti, venivano portate a compimento da Salvatore
Talesco, alias comandante
Tramontano da cui il nome
d e ll ’operazione, che, individuate e selezionate le proprie
vittime, le avvicinava spacciandosi talvolta per ufficiale
di Capitaneria di Porto, talvolta della Marina Mercantile. A
coadiuvarlo il fratello Antonio
che invece raccontava d’essere
comandante di una nota compagnia di navigazione. Le
braccia del sodalizio erano invece gli altri tre arrestati a cui
spettava il compito di avvicinare le vittime e recuperare i
proventi delle truffe, anche attraverso ripetute e sempre più
violente minacce perché le vittime non parlassero. Condotte
anche contro minorenni, le indagini hanno registrato due casi, e disabili a cui il sodalizio
prometteva, attraverso imprecisati rapporti con il Ministero
della Salute, di non far figurare
nei teste di ammissione per
l’accesso in Guardia Costiera i
propri deficit psico - motori.

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