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venerdì 28 settembre 2012

"POSTI DI LAVORO PROMESSI": I CINQUE ARRESTATI PARE AVEVANO AMICI ANCHE TRA MEDICI!


AVEVANO anche ottimi
c o n t a t t i   a l l ’ i n t e   r n o
dell’ospedale Dono Svizzero di Formia i cinque arrestati nell’operazione Tramontana condotta lunedì
dalla Guardia Costiera di
Gaeta. E’ quanto emerge dal
racconto di alcune delle vittime a cui, in cambio di
denaro, veniva promesso un
lavoro nel settore marittimo
o il superamento di corsi di
abilitazione ed esami. E se i
fratelli Talesco erano i «deus
ex machina» del gruppo, gli
altri tre coinvolti si occupavano di esigere il denaro e
intimidire le vittime a non
rivelare la truffa subita. E
poi ci sono, ancora non indagati, alcuni medici, almeno
quattro, del Dono Svizzero.
Secondo il racconto delle
vittime, eseguivano prestazioni sanitarie quali esami
radiografici, cardiocircolatori e quant’altro senza nulla
pretendere. In alcuni casi anche andando direttamente a
casa dei truffati. Lo schema
adottato era molto semplice.
Una volta che uno dei fratelli
Talesco agganciava la vittima o una persona a lei vicina, cominciava a millantare
le sue conoscenze nel campo
marittimo, mercantile o militare. Quindi si informava
se la persona avvicinata ne
conoscesse altre interessate
ad avviarsi nella carriera
marittima dove, raccontavano, «si guadagna molto bene
e in poco tempo». E se a
questa domanda, arrivava
una risposta affermativa, immediatamente dopo veniva
chiesto alle vittime di sostenere degli esami medici propedeutici a sostenere le prove di voga e nuoto presso la
Capitaneria di Porto necessarie al rilascio del libretto di
navigazione. Pertanto, uno
dei due fratelli, a seconda di
chi avesse agganciato, chiedeva alla vittima di recarsi
dal proprio medico di famiglia per farsi rilasciare l’im -
pegnativa per le varie visite
da sostenere. Impegnativa
che poi i fratelli si facevano
consegnare mettendo in
azione il proprio contatto
all’interno del Dono Svizzero: un medico. Sempre lo
stesso, come dimostrerebbero le intercettazioni telefoniche, che poi
m e t t eva   i n
azione altri
medici perchè
e ff et t ua ss er o
tutti gli esami
r i   c h   i e s   t i
n e ll ’i m p eg n ativa. Esami
che di fatto
non avevano alcuna urgenza, a costo zero, e per cui un
comune cittadino dovrebbe
aspettare settimane se non
mesi. E comunque pagare una tariffa.
Acquisita la
fiducia della
vittima proprio grazie alla dimostrazione di forza
in ospedale,
arrivava la prima richiesta
di danaro. Inizialmente una
cifra bassa a cui però, immediatamente dopo, se ne aggiungeva una maggiore per
imprecisati costi aggiuntivi
da sostenere. Con telefonate
all’utenza della vittima sempre più assillanti se questa
esprimeva dubbi sul buon
esito di quanto promesso.
Un sistema collaudato,
quindi, e che si è espresso
fino a pochi giorni prima
degli arresti. Da appurare
ora il ruolo dei medici. La
Capitaneria di Porto indaga .
DA LATINA OGGI DEL 27.9.12

SI CONSOLIDA LA PISTA DEGLI AMICI MEDICI!


AVEVANO anche ottimi
c o n t a t t i   a l l ’ i n t e   r n o
dell’ospedale Dono Svizzero di Formia i cinque arrestati nell’operazione Tramontana condotta lunedì
dalla Guardia Costiera di
Gaeta. E’ quanto emerge dal
racconto di alcune delle vittime a cui, in cambio di
denaro, veniva promesso un
lavoro nel settore marittimo
o il superamento di corsi di
abilitazione ed esami. E se i
fratelli Talesco erano i «deus
ex machina» del gruppo, gli
altri tre coinvolti si occupavano di esigere il denaro e
intimidire le vittime a non
rivelare la truffa subita. E
poi ci sono, ancora non indagati, alcuni medici, almeno
quattro, del Dono Svizzero.
Secondo il racconto delle
vittime, eseguivano prestazioni sanitarie quali esami
radiografici, cardiocircolatori e quant’altro senza nulla
pretendere. In alcuni casi anche andando direttamente a
casa dei truffati. Lo schema
adottato era molto semplice.
Una volta che uno dei fratelli
Talesco agganciava la vittima o una persona a lei vicina, cominciava a millantare
le sue conoscenze nel campo
marittimo, mercantile o militare. Quindi si informava
se la persona avvicinata ne
conoscesse altre interessate
ad avviarsi nella carriera
marittima dove, raccontavano, «si guadagna molto bene
e in poco tempo». E se a
questa domanda, arrivava
una risposta affermativa, immediatamente dopo veniva
chiesto alle vittime di sostenere degli esami medici propedeutici a sostenere le prove di voga e nuoto presso la
Capitaneria di Porto necessarie al rilascio del libretto di
navigazione. Pertanto, uno
dei due fratelli, a seconda di
chi avesse agganciato, chiedeva alla vittima di recarsi
dal proprio medico di famiglia per farsi rilasciare l’im -
pegnativa per le varie visite
da sostenere. Impegnativa
che poi i fratelli si facevano
consegnare mettendo in
azione il proprio contatto
all’interno del Dono Svizzero: un medico. Sempre lo
stesso, come dimostrerebbero le intercettazioni telefoniche, che poi
m e t t eva   i n
azione altri
medici perchè
e ff et t ua ss er o
tutti gli esami
r i   c h   i e s   t i
n e ll ’i m p eg n ativa. Esami
che di fatto
non avevano alcuna urgenza, a costo zero, e per cui un
comune cittadino dovrebbe
aspettare settimane se non
mesi. E comunque pagare una tariffa.
Acquisita la
fiducia della
vittima proprio grazie alla dimostrazione di forza
in ospedale,
arrivava la prima richiesta
di danaro. Inizialmente una
cifra bassa a cui però, immediatamente dopo, se ne aggiungeva una maggiore per
imprecisati costi aggiuntivi
da sostenere. Con telefonate
all’utenza della vittima sempre più assillanti se questa
esprimeva dubbi sul buon
esito di quanto promesso.
Un sistema collaudato,
quindi, e che si è espresso
fino a pochi giorni prima
degli arresti. Da appurare
ora il ruolo dei medici. La
Capitaneria di Porto indaga .
DA LATINA OGGI DEL 27.9.12


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