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giovedì 20 settembre 2012

RIORDINO DELLE PROVINCE. ECCO CHI SI OPPONE: SINDACI E PRESIDENTI






Un 'no' forte e deciso al
riordino delle province così
come previsto nel decreto
legge 95/2012, cosiddetta
"Spending review", è arrivato dai sindaci e dai presidenti delle province laziali,
fatta eccezione per i rappresentanti del Comune e
della provincia di Roma
che non sono intervenuti
all'incontro con gli amministratori locali, organizzato dal Consiglio delle autonomie locali del Lazio
(Cal) e dalla Giunta regionale.
Al termine dell'assemblea,
tenuta all'hotel Aran Mantegna, i numerosi sindaci,
assessori e consiglieri comunali e provinciali presenti hanno condiviso un
documento letto in sala dal
presidente del Cal, Fabio
Melilli. In esso si denuncia
una violazione da parte del
Governo dell'articolo 133
della Costituzione che, con
riferimento al "mutamento
delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell'ambito
d'una Regione" prevede
che si proceda con "leggi
della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la
stessa Regione". Per questo
motivo gli amministratori
locali hanno chiesto al Cal
di disattendere la disposizione dell'articolo 17 del
decreto 95/2012 che chiede
proprio al Cal di formulare
una proposta di riordino
delle province da inviare
alla Regione entro il 3 ottobre, e di chiedere nella
prossima riunione, con deliberazione ufficiale, alla
Giunta di ricorrere alla
Corte Costituzionale contro quelle norme. Peraltro,
lo stesso articolo 17 dispone che la Regione deve
trasmettere la proposta di
riordino al Governo entro il
24 ottobre. A questo punto
però bisogna aspettare l'esito della prossima seduta
del Cal, che si terrà, presumibilmente, il primo ottobre. La stessa presidente
della Regione, Renata Polverini, nel corso del suo
intervento aveva anticipato
che la Giunta rispetterà le
decisioni prese dai rappresentanti degli enti locali,
anche in caso di richiesta di
ricorso alla Consulta.
«Senza voi amministratori
locali non possiamo e non
vogliamo procedere - ha
dichiarato Polverini - e se
voi confermerete la volontà
di ricorrere alla Corte noi
ricorreremo. Non vogliamo
fare forzature, ma diciamo
no alla 'ciambella', una Regione con al centro Roma
che assorbe tutte le risorse». L'unico riferimento ad
un eventuale assetto futuro
la presidente lo ha fatto
quando ha detto che «se si
va verso l'area metropolitana, che essa sia piccola,
lasciando, ad esempio, fuori i porti che sono ossigeno
per lo sviluppo del territorio». Il dibattito, moderato
dall'assessore regionale ai
Rapporti con gli Enti Locali e Politiche per la sicurezza, Giuseppe Cangemi, si è
aperto con l'intervento del
presidente del Cal, Fabio
Melilli, presidente della
provincia di Rieti, che secondo i parametri del Governo dovrebbe essere unita a quella di Viterbo. «La
Toscana chiude il riordino
con 5 province - ha detto
Melilli - la Lombardia con
8 o 7, credo che non sia
giusto che il Lazio chiuda
con 2 province. Il rischio è
la marginalizzazione delle
province del Lazio dovuto
alla contrapposizione di
due grandi poteri, quello
della regione e quello della
città metropolitana. Abbiamo sentito come un dovere
ascoltare i sindaci - ha aggiunto Melilli - perché su
questa partita non si gioca
solo la scomparsa o l'accorpamento delle Province,
ma si gioca anche un diverso assetto della Regione».
Per Donato Robilotta, presidente dell'Aiccre ed ex
assessore regionale agli
Enti locali, «ben venga il
ricorso alla Corte, ma va
riorganizzato l'intero sistema territoriale del Lazio
perchè 13 livelli di governo
sono troppi e vanno immediatamente tagliati. Mi riferisco a enti come le Comunità Montane, le Università
Agrarie, i Consorzi di Bonifica, che complicano terribilmente la vita a cittadini
e imprese. Urge al più presto una riorganizzazione
complessiva al fine di creare ambiti ottimali di gestione del territorio». Dopo numerosi interventi, tra cui
quelli di Nicola Ottaviani,
sindaco di Frosinone, Giovanni Di Giorgi, sindaco di
Latina, Marcello Meroi,
presidente della provincia
di Viterbo, Fabio Fiorillo,
presidente Anci Lazio,
Bruno Manzi, presidente
dell'Arall e Giancarlo Righini, vicepresidente del
Cal, il dibattito è stato chiuso da Stefano Cetica, assessore regionale al Bilancio.
Quest'ultimo ha ricordato
«la difficile gestione, sin
dai primi incontri, della
proposta del governo sul
riordino delle province,
perché la particolarità della
Regione Lazio rende difficile l'accorpamento di province come quelle di Rieti
e Viterbo». Riguardo all'ipotesi che alcune province
destinate alla soppressione
possano salvarsi grazie all'aggregazione di Comuni
intenzionati a spostarsi da
province limitrofe, Cetica
ha auspicato che il Governo
possa dare la possibilità ai
Comuni di decidere a quale
Provincia aderire. Se questo comporterà la creazione
di nuove province o il mantenimento delle attuali, lo
decideranno i cittadini».
Presenti ma non intervenuti
i presidenti delle province
di Frosinone e Latina, Antonello Iannarilli e Armando Cusani, e la vicepresidente della provincia di
Roma, Cecilia D'Elia. Assenti invece i rappresentanti di Roma Capitale.

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