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lunedì 25 giugno 2012

IL PROGETTO DEI PROFESSORI AL GOVERNO. LATINA PUO' DIVENTARE PROVINCIA DI FROSINONE!


CHISSÀ cosa inventerà adesso

Armando Cusani. Che sul fatto

di essere il primo della classe in

Regione Lazio ha sempre fatto

una questione d’onore, prima

ancora che politica. Chissà

quindi che cosa inventerà adesso

che l’ultima novità in arrivo

dal governo sulla riforma delle

Province lo pone di fronte ad un

dramma ancora peggiore, se

possibile, della soppressione

dell’ente che amministra a sua

immagine e somiglianza da

quasi dieci lunghissimi anni.

Secondo l’ultima pensata del

ministro Patroni Griffi,

incaricato dal premier

Mario Monti di ridisegnare

l’Italia delle Province, infatti,

la Provincia di Latina non solo

cesserà di esistere del tutto, ma

rischia seriamente - teniamoci

forte - di essere accorpata a

quella di Frosinone. Proprio così.

Latina, in provincia di Frosinone.

Un’equazione tanto semplice

quanto diabolica, a pensarci

bene. Ma che nasce sulla

scorta del piano del governo che

prevede la definitiva soppressione

di quelle amministrazioni

provinciali che non soddisfano

due dei tre

requisiti

rigi dissimi

stabiliti

dal decreto

legg

e g i à

nelle mani

del ministro,

come

scrive

S e r g i o

Rizzo sul Corriere della Sera di

ieri. Tre, semplicissimi, principi.

Quali? Questi: popolazione

superiore ai 350mila abitanti;

estensione territoriale maggiore

a 3mila chilometri quadrati e un

numero di comuni superiore a

50. Calcolatrice alla mano,

quindi, Latina sarebbe spacciata.

Fatto salvo il requisito legato

alla popolazione, pienamente

soddisfatto in ragione delle oltre

544mila anime che la vivono,

fatali saranno per la Provincia

di Latina gli altri due paletti

imposti dal governo: la superficie superficie

(il territorio pontino si estende

per un totale di 2.250 chilometri

quadrati, contro i 3mila

chiesti dall’esecutivo per la sopravvivenza)

e il numero dei

comuni (33 sono quelli pontini,

50 quelli imposti dal decreto

legge del ministro Patroni Griffi).

Insomma, un disastro. Va

detto che il decreto non stabilisce

ancora gli «abbinamenti»

per quelle province che si vedranno

chiudere a doppia mandata

porte e finestre da qui a

qualche anno. Ma è chiaro che,

seguendo una logica abbastanza

scontata, sarà piuttosto difficile

che alla Provincia di Latina

tocchi in sorte l’abbinamento

con la provincia di Rieti, anche

lei destinata alla scomparsa. O

a quella di Viterbo, che in vece

per un pelo rientra nei parametri

imposti dal governo. Meno

ancora a quella di Roma, sempre

più destinata ad un futuro

da città metropolitana.

Quindi bisognerà farsene

una ragione. Ed

essere magari anche

pronti, all’occorren -

za, ad abbandonare

antiche rivalità e

abbracciare i «cugini

» ciociari ai

quali toccherà pur

sempre offrirci

una scomoda

ospitalità. Per

consolarsi, basterà

comunque

guardarsi intorno.

E pensare

che forse, in

fondo, poteva

anche andarci

peggio. Vedere

per credere cosa

questo decreto legge

rischia di provocare in

Toscana. Dove scomparirebbero

tutte le

province. Tutte,

tranne una: Firenze.

E pensate che possa

esserci una disgrazia

maggiore,

per un Pisan

o , t r ova r s i

gomito a gomito

con un livornese, per

di più sotto l’egida di un

amministratore fiorentino?
DA LATINA OGGI DEL 24.6,12

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