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sabato 3 novembre 2012

SCANDALO REGIONE LAZIO: L'ASSALTO FINALE!







ANCORA qualche giorno e
sarebbe tornato a casa, a
Latina. A fare il pensionato,
forse, dopo una vita passata
all’ombra della pubblica
amministrazione.
Ma dev’essere uno a cui
piace lo spettacolo, Nazzareno Cecinelli, perché a una
manciata di giorni dal suo
definitivo congedo dalla Pisana, dove ha guidato l’uffi -
cio di presidenza negli ultimi anni, trova il tempo e il
modo per un’uscita di scena
spumeggiante. E lo trova
con la determinazione dirigenziale numero 565 di un
singolare lunedì, quello del
24 settembre 2012. L’ulti -
mo, a pensarci adesso, che
Cecinelli trascorrerà seduto
al posto di comando della
cabina di regia del Consiglio
regionale del Lazio. Poche
ore più tardi, tra il giovedì e
il venerdì successivo, vergherà di suo pugno una lettera di dimissioni dall’inca -
rico indirizzata al presidente
del Consiglio Mario Abbruzzese.
Una nota nella quale il nostro palesa, tra le tante cose,
l’assoluta indisponibilità
«per un’eventuale ulteriore
proroga dello stesso incarico». Insomma, a fine settembre Cecinelli scrive ad Abbruzzese che dopo quella
lettera e soprattutto una volta scaduto il
suo mandato
di lì a poche
ore, lui, con la
Regione Lazio, non intende avere più
nulla a che fare. Legittimo.
S p e c i e   p e r
uno che non
ne vuole sapere di accostare
la propria imm a g i n e   a
quella di un
Consiglio in
cui l’aria è irrespirabile da
tempo per via
di alcune storiacce legate
ad una gestione «allegra»
dei fondi pubblici.
Il punto è che
ci sarebbe da
chiarire quello
che è successo «prima» di
quella lettera inviata ad Abbruzzese. Ha provato a farlo
ieri il  Corriere della Sera,
che nell’edizione romana
svela il contenuto della spumeggiante uscita di scena di
Cecinelli dalla Regione Lazio. Racchiuso, guarda un
po’, in quella determinazione dirigenziale 565 del 24
settembre 2012. In particolare, scrive Ernesto Menicucci sulle colonne del quotidiano di via Solferino, in
«quel 24 settembre, Cecinelli firma la determinazione
dirigenziale n.565, con la
quale “allunga la vita” a sei
tra i suoi più stretti collaboratori: si tratta di Giovanni
Biagioni, Giuseppina Silvetti, Marzia Moscatelli, Claudio Genovese, Fabrizio Cecere e Nicola Edoardo Troilo». Ma è sul penultimo che
cade l’attenzione nostra e
del Corriere. Cecere, proprio
come l’assessore allo sport
del Comune di Latina, Rino.
Di cui Fabrizio, infatti, è
figlio. Non bastasse, il caso
tutto pontino - Cecinelli che
firma, Cecere (Fabrizio) che
incassa, e Cecere (Rino) che
ringrazia - serve al giornalista per spiegar e   l ’ e n t i t à
d   e   l l   ’
«ultimo regalo» di Nazzareno Cecinelli
prima dell’ad -
dio sdegnato
quasi dalla
Regione Lazio. Nell’arti -
colo si parla di
«incarichi di
peso, anche da
un punto di vista economico.
Perché i sei in questione,
tutti funzionari interni della
Regione, in virtù dell’attri -
buzione di funzioni più importanti ottengono anche
l’allineamento del compenso a quello dei dirigenti. Cecere, ad esempio, figlio di
Rino (assessore di Latina legato al senatore pdl Claudio
Fazzone come Cecinelli),
passa dai circa 40 mila euro
annui come funzionario di
categoria D, agli 87 mila da
dirigente e viene messo
all’Area revisione contabile». Dal canto
suo, Cecinelli
p o   t r e b   b e
obiettare che
non c’era motivo di penalizzare quattro
colleghi, e che
il rinnovo di
quegli incarichi in scadenza era un atto
dovuto. E del
resto, potrebbe aggiungere, avviandosi
definitivamente alla pensione, non poteva esserci alcun
interesse personale nel mettere mano a quella determina. Che comunque è cosa
fa t t a .
DA LATINA OGGI DEL 3.11.12

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