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mercoledì 28 novembre 2012

CUSANI METTE IL DITO NELLA PIAGA: SI STANNO TAGLIANDO LE PROVINCE, MA STANNO INCREMENTANDO I PREFETTI (FIGURA CHE NELL'ITALIA DEL FEDERALISMO HA CONNOTATI ANTISTORICI!)






TAGLIA QUA, TAGLIA LA’, MA MAI DOVE SI DOVREBBE: e già, perché la scure dei tagli sta mettendo in ginocchio l’Italia, e per distrarre le famiglie alle prese con la finanza innovativa le mettiamo a giocare con il nuovo redditometro; le aziende chiudono, mentre la Corte Costituzionale ritiene discriminatorio il taglio dei maxi stipendi dei magistrati. Poi non contenti, si mandano a casa 600 assessori, e con loro la storia di tante Province, senza distinguere tra buone e cattive invece di azzerare la pletora di enti e di amministratori pressoché inutili e ridondanti. Tuttavia la spending review varata dal Governo Monti, sembra non toccare affatto il Ministero dell’Interno, il quale ritiene di aver bisogno di un nuovo stock di giovani Prefetti, ben 30 per l’esattezza, per far sentire meno soli i 1400 già in servizio. 



E questo in barba proprio alla tanto acclamata riduzione delle Provincie, dalla quale dovrebbe conseguirsi -ma il Ministro Patroni Griffi non è stato in questo caso altrettanto risoluto e cinico- una pari riduzione delle Prefetture. C’e’ qualcosa allora che non torna. Di certo è più facile lasciar credere agli italiani che le Province non servono a nulla, e che gli assessori, benché eletti, sono un costo insostenibile e perciò sacrificabili. Non invece i 1400 Prefetti ed i 30 che presto li seguiranno! Viene allora spontaneo un semplice raffronto: un assessore di Provincia, eletto dal popolo, percepisce in media un compenso di 3.500 euro su 12 mensilità, senza vitalizi o diritto a pensione; al contrario, il rampante prefetto percepisce uno stipendio di circa 5.700 euro, cui deve aggiungersi una indennità di mansione pari al 50% del compenso del Presidente, qualora vengono mandati a commissariare proprio una Provincia! E’ dunque la solita farsa si vaticinano lotte agli sprechi , si promuovono risparmi, si impongono riduzioni: ma la legge dei tagli non è uguale per tutti.
ARMANDO CUSANI

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