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martedì 27 agosto 2013

IL NOSTRO TERRITORIO DIVENUTO UN "CIMITERO DI VELENI E MATERIALI RADIOATTIVI". LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI NON SI è FATTA ATTENDERE. UN SILENZIO ASSORDANTE E TRASVERSALE!!!!






Siamo seduti su un cimitero
di veleni e materiali radioattivi, non è una novità, ma
puntualmente arriva qualcuno a
ricordarcelo. L’ultimo in ordine di
tempo è l’ex collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, a suo
tempo boss del clan dei Casalesi,
uno che della provincia pontina ha
parlato molte volte ai magistrati
dell’Antimafia e nelle Commissioni parlamentari d’inchiesta che
si sono occupate del grande business dei rifiuti tossici.
Definitivamente cessato il periodo della sua collaborazione, dopo
venti lunghi anni di protezione,
Carmine Schiavone si è lasciato
andare nei giorni scorsi in una
lunga intervista rilasciata ai microfoni di Sky Tg 24.
«In provincia di Latina moriranno in molti di tumore - ha voluto
sottolineare l’ex pentito raccontando degli anni in cui i camion
carichi di veleni partivano dalla
Campania diretti al di là del Garigliano, in provincia di Latina, per
depositare i loro carichi mortali -
Ai magistrati ho perfino dato gli
appunti su cui annotavo i numeri
di targa degli automezzi che andavano a scaricare fusti tossici a
Latina e dintorni. In più di qualche
occasione ho accompagnato personalmente i camionisti fino a
destinazione, e sono stato testimone di cose truculente, come quando scaricavamo dentro enormi
fosse scavate poche ore prima del
nostro arrivo montagne di bidoni
sigillati col piombo e contenenti
anche sostanze radioattive, scarto
di lavorazioni di impianti molto
sofisticati e pericolosi. Quello che
oggi ricordo con raccapriccio è
che quei materiali venivano scaricati senza alcun tipo di precauzione: si alzavano i cassoni dei camion e i fusti rotolavano giù uno
su ll’altro e spesso si aprivano,
dando origine a nuvole di sostanze
micidiali. Mentre riprendevamo la
strada del ritorno, qualcuno era già
intento a ricoprire di terra quei
cimiteri di veleni».
I controlli? Schiavone ha una
spiegazione anche per quelle
omissioni. «Tenevamo tutti in pugno, la nostra forza erano i soldi e
con quelli pagavamo anche il silenzio delle istituzioni, nessuna
esclusa».
Erano gli anni ‘80 e i primi anni
90, i referenti dei Casalesi,
all’epoca già molto attivi sul territorio pontino, individuavano i terreni e soprattutto i proprietari disposti ad ospitare nei loro campi
qualsiasi genere di materiale in
cambio di laute ricompense. Succedeva tutto di notte, lontano da
occhi indiscreti, e soltanto di rado
qualche investigatore riusciva a
raccogliere testimonianze utili per
l’individuazione di qualche cimitero di rifiuti. Accadde ad Aprilia
nei primi mesi del 1989, quando i
carabinieri scovarono oltre duemila fusti di sostanze tossiche e
cancerogene sepolti in una vecchia cava di pozzolana in località
La Gogna. Una bomba ecologica
di proporzioni enormi, composta
da scarti di lavorazioni chimiche,
sostanze che l’allora Ufficio di
Igiene e Profilassi di Latina classificò come pericolosissime.
Il proprietario di quella cava dismessa risultò essere un uomo
originario del Vietnam e residente
in Abruzzo; fu interrogato più volte e a lungo dai carabinieri e dal
magistrato, ma non fu mai disposto ad aprire bocca. Si limitò a dire
che tutto era avvenuto a sua insaputa, essendo lui residente a centinaia di chilometri dalla sua proprietà. «Depositi» come quelli ce
ne sono a decine in provincia di
Latina, e uno di questi, secondo
diverse dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia della Campania, Carmine Schiavone compreso, dovrebbe essere anche la
vecchia discarica dei rifiuti di via
Monfalcone, a Borgo Montello.
La storia dei fusti sotterrati nel
vecchio invaso denominato S-0 è
roba dell’altro ieri, i lavori di scavo sono stati ultimati nel 2012, ma
senza dare alcun risultato né offrire conferme ai resoconti dei pentiti. Eppure tracce dell’eredità dei
Casalesi, a Montello, sono rimaste: sono esponenti delle famiglie
camorriste ancora operative in
Campania, e con loro gli atti di
proprietà di grandi appezzamenti

di terreno a ridosso delle discariche di via Monfalcone.
DA LATINA OGGI DEL 25.8.13

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