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giovedì 3 novembre 2011

SANTI COSMA E DAMIANO: CON ANTONIO VERRICO SI PERDE UN PEZZO DELLA RESISTENZA VISSUTA DA PROTAGONISTA

ERA il pomeriggio del 17 settembre del 1943, quando i tedeschi tentarono la presa del Palazzo Reale di Napoli, armati
di mitragliatrici e bombe a mano.
Un manipolo di «Reali carabinieri», senza sparare un solo colpo, riuscirono a disarmarli e ad impedire, così, l’assalto. Tra quei carabinieri, vi era Antonio Verrico di Santi Cosma e Damiano, che allora aveva il grado di «vice brigadiere a piedi»,poi maresciallo. Un gesto eroico da non dimenticare.
Oggi, infatti, sarà collocata una targa commemorativa in marmo bianco all’interno del Cortile delle Carrozze nel Palazzo Reale.
Alla cerimonia - voluta dal Ministero per i beni e le attività culturali di Napoli - prenderanno parte anche i familiari del maresciallo dei carabinieri di San Cosma, deceduto proprio la settimana scorsa.
Già nel 2008 una targa commemorativa è stata affissa presso la caserma Pastrengo in occasione del 194° anniversario
dell’Arma, alla presenza dello stesso protagonista sancosimese di quell’episodio. E voleva esserci anche oggi, visto l’entusiasmo e l’o rg o g l i o con cui aveva ricevuto l’i nv i t o .
Di quell’anno c’è un episodio che il maresciallo aveva tenuto a ricordare in un’intervista rilasciata tempo fa al «Giornale del Golfo». «Il giorno primo ottobre del 1943, mentre ero fermo davanti all’ingresso di Palazzo Reale è giunta una camionetta inglese piena di militari che si è fermata sui binari di fronte a me in Piazza Trieste e Trento. Io indossavo la divisa di panno turchino con la banderuola e la pistola d’ordinanza. Gli inglesi cominciarono a guardarmi incuriositi e sull’ambiente limitrofo al Palazzo Reale era calato improvvisamente il silenzio.
Ero solo, ma non avrei fatto un passo indietro dalla porta d’accesso a Palazzo Reale.
I napoletani che stavano nascosti nei vicoli avevano capito che la situazione potesse degenerare e, rincuorati dalla mia presenza amica, uscendo nelle strade hanno battuto con gioia le mani gridando ‘Evviva i liberatori’. Sul volto degli inglesi è
ritornato il sorriso».

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