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sabato 13 ottobre 2012

SALTA L'ACCORDO PER IL GIUDICE DI PACE: PREVALGONO ANCORA LE SPINTE CAMPANILISTICHE, GLI INTERESSI DEI CITTADINI PASSANO IN SECONDO ORDINE!






I NOVE Comuni del comprensorio si spaccano sulla firma del
protocollo d’intesa per salvare gli
uffici del giudice di pace a Gaeta.
L’incontro si è svolto presso l’au -
la consiliare del
Comune di Gaeta e, annunciato
come un accordo
i n t er c o m u na l e ,
formale, quasi
fatto, è stato invece aggiornato
a lunedì prossimo alle 10 e 30 a
Formia. Sono intervenuti alla discussione i sindaci di Gaeta,
Itri, Ventotene,
Castelforte, Santi Cosma, il vicesindaco di Formia e un delegato del sindaco di
Minturno e il
collegio di avvocati del presidente dell’ordine degli avvocati di
Latina Giovanni
Malinc onico.
Assenti, ma solo
formalmente, i
sindaci di Ponza
e Spigno. Ma
perché non si è
trovato l’accordo? Per ragioni di
opportunità ovviamente. Anche
se tutti si sono detti favorevoli in
apertura di incontro a tralasciare i
campanilismi, questi sono venuti
fuori più dirompenti che mai
quando si è proceduti con la lettura del testo del protocollo. Infatti
il testo, elaborato sulla base di
quello redatto proprio dal foro
pontino nel febbraio scorso, è stato letto dal sindaco Mitrano, ma
Minturno si è opposta. Perchè?
C’è da dire che per salvare gli
uffici del giudice di pace l’unico
strumento è quello di provvedere
autonomamente, quindi con le
casse comunali, alle spese per la
struttura, la manutenzione e ovviamente il personale. Insomma
dipendenti comunali che si formano accanto al personale ministeriale attualmente in carica e
destinato al trasferimento su disposizioni dello stesso ministero,
lasciando spazio ai primi. Costo
complessivo che ammonta a più
di 200mila euro lordi annui. E che
i nove Comuni si sobbarcano calcolando il proprio contributo in
proporzione alla propria popolazione residente sul totale bacino
di utenza che supera le 100mila
unità. Il problema però è che Minturno un ufficio ce l’ha già e vorrebbe che nel protocollo si chiedesse il salvataggio anche di quella sezione che di fatto spacca in
due il fronte dei Comuni. Infatti
oltre a Minturno tengono alla sopravvivenza di quegli uffici anche
Castelforte, Santi Cosma e Spigno per ragioni logistiche. Questo
però può compromettere l’even -
tuale approvazione del ministero
sul salvataggio di una sede, se
come detto si insiste e si rilancia
col salvataggio di entrambe. Peraltro con un interlocutore come il
consorzio intercomunale ad oggi
spaccato o comunque senza un
accordo. D’altra parte questi Comuni dell’estremo Lazio meridionale non vorrebbero pagare i salvataggi di uffici altrui pur consapevoli del rischio di perdere tutto.
Una situazione controversa presa
forse troppo alla leggera nonostante l’impegno dei partecipanti.
Le isole in qualche modo sorvolano ponendo con forza che la questione principale è il salvataggio
di almeno una sede per ovvie ragioni di isolazionismo. Mentre
Itri ha fatto presente le gravi difficoltà che impediscono di cont r i b u i r e   a l l a
causa. Bisogna
però procedere
in fretta perchè il
10 novembre è il
termine ultimo di
presen tazione
della richiesta.
Intanto si fanno
anche le prove
g e n e r a l i   p e r
creare un analogo sodalizio per la ben più impegnativa battaglia sul salvataggio
del tribunale. E solo la coesione
può determinare la vittoria.

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